Mi gratto le palle di iodio


Un toro si dipinge l’anima con colore blu e pennello di salsa di tonno in olio d’oliva. Desidero una crosta extraterrestre per mangiarmi una chioma bionda che sorride davanti ad un nano con la barba che balla il rap in mezzo ad una piazza oscura e bagnata di sperma alieno.
Il puzzo di rettile emerge dalle gengive di un vichingo musulmano in camicia da notte. È per questo che la balena si fa la barba tutte le mattine. Se non fosse soffritta in padella non soffrirebbe tanto da farsi venire un’ernia al midollo osseo.
Per cui si tritura in padella una chiazza notturna e si fa prendere la mano ripiena di orecchini e dice al suo fidanzato che la porti a ballare in mezzo ad un alimentari arabo tra testicoli di Cosimo e campane che suonano a morto una ballata di Monna Llisa.
Un leone la guarda impietrito e brinda al generale Montgomery ridotto ad una fontana di lacrime che circonda le auto che sfrecciano notturne su una padella dentro a una balena dove Pinocchia impara l’arte del sesso orale. Percio’ declama la divina gloria nell’alto dei cieli e sparge la pece come estrema unzione agli arabi che piangono al muro del pianto buttandosi dal ponte dei sospiri con un mazzolin di fiori in mezzo alle unghie dei piedi.
Una lacrima scende nel mio stomaco e lo chiude per chiedergli la mano per un matrimonio in punta di piedi. Mi getto in una piscina di sospetti e pesci con l’occhio guercio.

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