Ovo sodo


Eschilo, Eschilo Senofonte. Una banana asimmetrica ti trafigge il culo da cui ami follemente il tuo tuorlo d’uovo. Ecco. Apriamo una città. Come una pentola asfittica che vola tra le stelle. Stelle, che hanno rotto i coglioni. Vola tra le capre. Ecco. Suona meglio. Capre ruspanti tra trivelle d’amore turchese. L’imbuto ballerino che pianta chiodi tra i miei pensieri. Oggi che finalmente Cristo è morto, ma pensate che casino se fosse ancora vivo. Oggi, dico, la capinera fa capolino tra panche e capre e si siede a prendere il sole con le piume arricciate dalla permanente di un mandolino a schermo piatto.

Scendo da una scalinata valorosa per prendere il frutto del seno tuo, Marilù. In una strada distonica ti suono la mia serenata che fa pressappoco cosi’: tracannati, tracannati, muori in una patata disperata che piange lacrime di rosso. Tracannati, tracannati mia dolce Marilova e soffri lentamente le pene del pene troppo grosso. Tracannati, tracannati, voglio sentirti urlare e sgranare i tuoi occhi mentre cominci a sentirlo tra il pancreas e lo stomaco perché lì voglio lasciare il mio seme. Sicuro che non resterai incinta. Eschilo, Eschilo Senofonte che sai di uovo sodo tra zanzare troppo arrabbiate che riproducono i resti delle loro fobie. Così ti amo e così sia tra le luci dell’Alcantara e un Olé pronunciato un secondo prima che il toro t’incornasse. Tra le gambe

 

 

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Luna di sangue


Una caratteristica della luna è quella di mettersi sempre di traverso tra noi e il sole eclissandosi, forse è quando vuole farsi notare. Se no è lesbica. Ma non siamo omofobi. La luna piace a tutti, ma non quanto i fagioli alle flatulenze.
Caro c’è sangue nell’acqua, potresti tagliarmi le vene? Grazie.
Ieri mi è successa una cosa strana. Ero al confine con la serbia e ho sparato a caso e ho beccato un migrante. La polizia mi ha applaudito e il presidente mi ha dato una medaglia. Poi mi ha messo in lista per le prossime elezioni. Capolista, prego. Ma non sono migrantofobo. Volevo vedere se funzionava il fucile di mio nonno, tutto qui.
Se lo fai con un frocio vai in galera, se è musulmano vieni impalato.
Se è mafioso ti bruciano lo yacht. Che scandalo. Caro Aurelio, la prossima volta impari a pagare il pizzo come ha fatto il Berlusca, il Benetton e il Gabibbo. È così che si fa. Mica a fare l’eroe come il Falcone. Che se no ti tirano giù anche una galleria. Che poi, proprio sulla Salerno – Reggio Calabria. Ci vorranno altri vent’anni per tirarne su un’altra.
E poi se ci invadono gli islamici ci difendono i mafiosi. Oppure gli danno lavoro.
Il colore avido dell’IMU non scioglie il nodo della riforma del catasto che porterebbe a tasse più giuste, ma a tassare i ricchi. E allora tagliamo via tutto in un colpaccio elettorale.
Spero che tu non mi ami più. Ho lavato le mie mani, ma il sangue non è venuto via. Era tanto. Non pensavo che il tuo sangue fosse così appiccicoso. Intanto il telegiornale continua a parlare di tasse, no ora parla dello spread, mi mancava. Ora mi faccio uno spread al prosciutto. Peccato che tu non potrai più assaggiarlo. Forse la gola potevo tagliartela dopo. Meglio così. Così risparmiamo un po’ sulla spesa, che non potevamo più permetterci di andare al ristorante perché tu bruciavi la cena tutte le sere. Ma ti pare? Poi io sono contro il divorzio. La religione non è uno scherzo.
Dicevi di avere sangue blu, invece è rosso. Hai sempre mentito. Non pensavo che l’avresti fatto anche in punto di morte. La pazzia ce l’hai tu. Io sono sano, mica voglio mangiarti. Che a mangiarti morirei di fame. Però pensa che bel risparmio sulla spesa.
Così paghiamo l’IMU, la Stasi, la Tars, la mars, la Kit Kat, la Twingo, la Sedia dal Pianto roTTo.
Strano, questo rosso FeRRari non viene via neanche con la varichina. Sembra quello del mar Rosso. O dell’Adriatico.
fagioli

Mi sparo e mi sturo


Una mano di bambino si strofina contro il muro di una degente dell’ospedale sfregateatebeneicoglioni e opera una minuta ragazza in una figa microscopica cercando di allargarle le labbra che sono chiuse da una mascella dentata. Chiama un dentista e gli dice “togli il dente del giudizio, è quello che impedisce ai cazzi di circolare liberamente”. Una luna rotonda si inserisce nel sedere di un primo ministro e comincia a girare roteando piena di sani principi e prega in una chiesa intestinale vuota in cui il centro gravitazionale modifica lo spazio tempo e permette di viaggiare con il pensiero in mezzo alla merda universale.
Sturo un lavandino con i denti e poi penso al sesso di una farfalla che galoppa insieme ai vermi e ai politici ed entrambi si nutrono di sensi alternati per distruggere i ricordi irrefrenabili che continuano a martellare in una testa malsana di capra al formaggio.
Eunuchi volano al di sopra di un toro da monta che ha perso la corrida della sua vita e ha incornato il re per sbaglio regalando la libertà a un paese in guerra spirituale tra api impollinatrici e polvere di stelle. Lacrime di morte che piovono tra gocce radioattive e pullulano di sterco che sa di cipolla soffritta. In questo contesto un arcobaleno guardato da una bambina la mattina di Natale diventa una maschera veneziana che ride di un riso sarcastico che sa di tartufo al cioccolato amaro.

Cuore di donna


Mi crogiolo nella sofferenza di un pollo fritto che fugacemente guarda una capinera che violenta un passero da strada e le mie emozioni vanno su e giù, giù e su e da est a ovest ribollono in pentola tra Erinni urlanti che piangono e avvolgono il cielo con gli occhi per farne una benda per un neonato e lo donano a un padre in fasce. Una casa nella prateria muove milioni di costole di animali stanchi di essere sospinti dal vento di un flauto magico e di ballare senza sosta. Auguri amici miei e Buon Natale, con famiglie di colori che possano liberarvi dalle paure di un topo bianco impigliato in una ragnatela notturna. E svegliarvi assonnati ma felici dopo anni di torture e pantegane e prostitute piene di salici piangenti.
Morite per rinascere in un anno di Babbi Natale che non ti faccia fuggire da responsabilità più grandi di un papavero che fuma oppio e fuliggine d’industria siderurgica in un atelier di pittura classica. La musica suona il suono delle parole che penetrano nelle mie vene sempre più lucide e portano con se stelle cadenti che colorano un Natale estivo fatto di luci e abbronzature in spiagge dai seni pelosi.
La serratura del mio cuore è un universo di donna che prega notte e giorno in ginocchio su un altare di sfighe che le trapassano il cuore con cunei appuntiti e le fanno scendere lacrime di ragù fino alla vagina che le riassorbe in un ciclo di vita e di morte e di sentimenti di sesso e foglie autunnali. E, e, e, e tante cose che passano in un’anima sporca e innocente. Una bambina che gioca nel fango e si diverte senza sapere cosa le resterà incollato addosso. Prega e si sposa senza sapere cosa le resterà incollato addosso.

Una lacrima sul viso


Mi piego e amo accarezzare la pelle di un organo sensibile. Che mi parla di piacere. Che mi parla di salsa piccante in salsa di tonno maturo, ma non troppo. Adoro civettare con pesci palla e lasciare che mi massaggino le labbra di un rosso vivo. Un rosso che diventa fuoco di paglia. Un’adolescente che stira le camicie. Una puzza che viene dal suolo. Un pozzo di petrolio che rigetta fiotti di camicie nere in mezzo ad una gola che ingoia e digerisce. Tu mi ami e io ti odio. Questo dice la bibbia e il nostro Dio, ma in fondo anche lui è una mandragola in calore che non sa dove trovare pace se non nella preghiera di un dio più grande di lui.
Mi butto in una costa concordia che affondando guarda il suo schettino e lo appende all’attacca panni per usarlo come bersaglio delle freccette del luna park. Un dinosauro evirato che mi saluta paracadutandosi è simpatico come una patatina col ketchup ma sinceramente meno appetitoso. Di conseguenza mi chiedo perché non votiamo per una politica del marchese del grillo? Se si tratta di uno scherzo abbracciamoci in una carnevalata da sandwich goliardico che salta da un trampolino all’altro in modo da avere un orgasmo acrobatico. Sogno mari melensi in salsa di triglia mentre lacrime sgorgano dai miei piedi per aver combattuto la guerra della passione cosmica senza aggettivi fritti.
Detto tra noi sono stanco. Di una vita e di una morte che ammorbano un’esistenza piena di carote lesse e patate in calore che non chiedono che di accoppiarsi e ancora e per sempre. E fili elettrici salterebbero agli occhi per mostrarci lacrime di dolore e risate di compassione. Tra violini tristi e forchette di musica colossale mi chiedo perché una sensazione di gotta al pavimento non arrotoli un piatto di spaghetti attorno al collo di un impiccato per aver rubato sei cervi nel giardino del re.

Lupo mannaro


Serpenti schiavi di un’energia terrestre si muovono dalla terra madre alla prima donna per dare all’uomo il frutto del sesso. Proibito. Da Dio. Ma che si muove fumandosi uno spinello al ritmo di un motore di formula uno. Prendi da me il frutto della conoscenza e mordilo soprattutto sul capezzolo, rosso di rabbia e godi della mia lascività. Metti un dito nell’occhio di Dio per fargli spargere gli umori di gas di scarico e che il benzene sia il contorno della tua lingua fino a farla bruciare. Prenderò il tuo seme e lo seminerò in una discarica di ovuli freschi di fabbrica per berne l’azzurro colore di fogna.
Amore mio. Sei al centro dei miei pensieri e della mia saliva. Il sesso orale si giudica in un pezzo di plexiglass che ci porta lontano dai nostri problemi e digiuna insieme a noi in un pezzo di garza sterile che ha il sapore di bava di corvo epilettico. Api anarchiche e formiche spendaccione si spendono sul corpo senza vita di un’anima in pena che forma una Q quadrata da tanto che è ripiegata su se stessa dal dolore delle risate che l’hanno uccisa nel fiore dei propri anni di vita da sposa.
Ti amo e ti sventro nelle mutande di una vagina liquida che posa in attesa del fotografo di corte per una parata militare di giovani lupi e prede dei gladiatori del Colosseo per una folla di animali assetati di sangue giovane che lava i peccati del mondo in un coro che inneggia lodi al Signore. E tutto scorre in un fiume di lava al limone che scende insieme alla mia saliva alla marijuana e al tuo seme amore mio nel mio stomaco per sempre finché sarai digerito ed espulso. Per un seminario tra gli amici della parrocchia sul discepolo più amato e scopato. O Gesù era frocio o Giovanni era una donna.