Il poro


Quando l’aria esplode il dolore è magnifico. Una punta di diamante nel petto si scioglie dentro un urinatoio.
Al gran ballo delle cimici si sottende una pagina facebook e danza la principessa delle parmigiane insieme alla scamorza al limone. Finito il ballo tutti fanno la scarpetta e un odore intenso di culo si sparge nella sala gaia in stile barocco decadente. Un filo di carta igienica inonda il cielo incravattato.
La serata di gala si riempie di escrementi di diamanti grezzi che fioccano dall’alto e dal basso. Come in cielo, così in terra.
Un’aria azzurrina si espande come un alito di acciuga tra i festanti e tra le coppie in attesa di diventare coppie. Mentre le coppie in attesa di scoppiare bevono litrate di alcol per uccidere l’odio che traspira dai loro pori e che li circonda di nubi fumo di Londra.
Fu lì che un esercito di vermi in uniforme blu li circondarono e li attaccarono. Il sangue scrosciava come una diga rotta e il profumo della morte si sparse su tutto il pavimento dove i vermi vennero schiacciati come vermi. E i vermi più grossi vennero schiacciati come vermi grossi. Fu un avvenimento scandaloso. Che suscitò grandi titoli sui giornali di moda. Poi tutto come prima.

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Il management del topo


Una sedia a rotelle. Elettrica. Cioè. Una sedia elettrica a rotelle. Ecco. Fu questa la soluzione inventata dal management del dipartimento per ovviare alla cronica mancanza di noccioline torrefatte di escrementi topo che facevano impazzire gli estimatori del caffè d’ufficio. Secondo loro bastava accendere la sedia mentre si degustava il caffè e immediatamente il sapore di un caffè da quattro soldi sarebbe stato recepito come un urlo di Satana.
La cosa avrebbe fatto risparmiare parecchi soldi al dipartimento dato che l’elettricità per far funzionare la sedia era tra le spese generali quindi non imputata a noi.
Tutti quelli che avevano rotto i coglioni per avere un caffè di qualità vennero obbligati, sotto minaccia di licenziamento, a berselo tre volte al giorno nella sedia, in modo da farlo risultare un investimento utile dato che veniva usato molto spesso, e poter dimostrare quanto era il risparmio per ogni utilizzo. Nonostante il basso voltaggio non si riuscì ad evitare la torrefazione lenta del cervello delle cavie da laboratorio.
La cosa fu considerata un “male necessario” dal management che ricevette comunque una promozione per i risultati comprovati di risparmio. La spesa per la promozione fu superiore all’entità del risparmio. La spesa venne quindi coperta evitando di rimpiazzare parte del personale perso che tra l’altro era anche eccessivamente sindacalizzato.

Magna Gregia.


Voci sinuose s’insinuano nel seno del senso. Non so se rendo. E fanno clamorosi errori di ortografia. C’impegniamo così in una tediosa giornata di fine autunno in una classe modello Juditta e sfiliamo convinti di essere strafichi tra alberi di crisantemo piangente.
Una truppa parata di fronte e di sesso. Questo c’insegnano a scuola. Ma rotolando frementi tra prati in fiore issiamo le bandiere del pisello giamaicano che porta pace in tutti i frutti. Mentre ubriachi usciamo da scuola ecco il sedere del bidello Paese che vola giù dalla finestra.
L’avrà cambiato per uno senza buchi? Aspiro e inspiro l’aria che sa di polline in fiore. Un fiore d’orchestra. Un fiore alla finestra che prega rosari d’addio alla sua bella che parte per il fronte in un pianeta lontano. Un pianeta che sa di aglio e prezzemolo. Lo chiamano il “Bruschetta” come mio nonno. S
arà destino ma ho già comprato un appezzamento di terreno da quelle parti. Si sa mai. A scuola ci saranno buoni corsi di cucina.
Pane e salame si leccano le dita e scorrono i trichechi tra i denti per togliersi quei fastidiosi grumi di grasso che restano in mezzo alle fette.
Un gatto obeso si fa una sega guardando le mosche che vanno in chiesa la domenica mattina.
E Pietro e Paolo sondano il terreno per vedere se è pronto ad assorbire una nuova piantagione di datteri cattolicomunisti.

Bumbum sabba bumbum


Streghe al sabba dell’anniversario dell’angelo del bene e del male. Streghe che circolano nei pensieri sonnambuli di uno zombie che scrive lettere d’amore per un vampiro in gonnella. Streghe che danzano, streghe che ridono in una notte di nuvole e di stelle e stampano una scritta in cielo “Cogito album di severalici rockettari, e bumbum”. Da qui nacque la maledizione del pollo.

Feticisti selvatici si credono delle sirene del condominio che nuotano sicure di affondare nel cemento liquido. Una torre che si scioglie nel cioccolato della propria meraviglia allaga dolcemente tutto il quartiere di frutta candita (che orrore!).

Un artista mai nato si appende al filo del rasoio per dimostrare la propria creatività in un momento di lucida pazzia. La sua foto con il cartello appeso alla schiena che dice “momento creativo” viene venduta all’asta per due milioni e settecentomila euro.

Il mago Baol


Il mago Baol si siede sulla sua cantina e ammira la sua creazione. Una torre di cioccolato color oro purissimo. Ride a crepapelle e si abbronza il viso. Il mago è grasso. E ride grassosamente. Ha uno smoking e una tuba bucata. Il bastone col pomello di pelle umana gli serve per comandare le forze del creato. Nel buio della sua cantina sotto metri di torba sgorga una fontana di luce blu e viola che inonda i giardini di terra inglese. Il mago Baol è soddisfatto.
La torre resterà nei millenni e ascolterà e invierà messaggi in altre dimensioni di insetti volatili.
Prega il mago. Prega Dio di dargli la forza di vegliare sulla sua opera affinché la pazzia umana non la distrugga. Selvaggi si aggirano già attorno alla sua cortina fumogena, attratti dall’odore di qualcosa di nuovo e strano. Hanno paura, e sono curiosi. E affamati. Dove c’è qualcosa, c’è qualcuno e dove c’è qualcuno c’è carne, questo sanno.
Il mago si prende gioco di questi esseri infernali, volando sopra di loro a un’altezza superiore a quella che loro possono raggiungere con le loro pietre. Ma se che loro sono tanti. Lui è solo. E ogni tanto deve dormire. E allora loro si avvicinano di più. Ma lui non dorme tanto, due o tre ore alla volta.
Ma sta invecchiando. Sa che non lo prenderanno mai vivo. E lo sanno anche loro. Ma non importa, la pazzia e l’istinto sono più forti. E la sua torre resterà. Dovrà solo imparare a difendersi da sola.
Ci vuole tempo. Prega il mago Baol di avere questo tempo. Di essere forte ancora per un po’. Un po’ di più. Poi tornerà da dov’è venuto, per ricominciare un’altra avventura.

Brucano le orchidee nel prato del re


Un rumore di rockoccodrillo tambura i miei timpani di un suono gravitazionale che aumenta di volta in volta gli elettroni in maniera ascendente fino a toccare punte che gridano con voce stridente.
Una zuppa annacquata imperversa nel mio palato. Mille odori scherzano tra loro. E una montagna di panna cotta ride a crepapelle. Afferro una castagna e la passo sinuosamente sulle labbra molli che sanguinano. Sangue di pesce spada. Un sale nero che sa di cacao.
Esplode.
Il pazzo ride.
E semina olio di fegato di sé.
Un rumore di Ferrari semina funghi sul giardino di Carotenuto che si sollazza il sesso nell’attesa di essere colpito da un sasso che sta cadendo dal tetto. Non muore, ma si diverte. “Non capita tutti i giorni” dice. E dopo andrà in manicomio.
Rullano i tamburi, strepita lo streptococco. Invita tutti i bacilli a una festa di casa di Attilio Mengara che si sta devitalizzando un dente molare. “Da lì al cervello” annuncia agli amici “il passo è breve”.
Sentieri di montagna crescono. Fatiscenti mucche bruccano l’erba profumata di gelsomino. E cadono le formiche come onde portate dal vento. Dolci come polvere bianca di cocaina. Si distendono felicemente e condiscono un tiramisù di patate lesse.

Un sacco bello


Sibila il vento, infuria la bufera e mentre una rete c’insozza le menti ricorriamo al sol dell’avvenire per fare le parole crociate dei cavalieri Templari. Al galoppo miei prodi e pugnam per la vittoria del cavallo Arturo Saltimbanchi.
Cogito ergo Escogito.
Nell’attivar della pulzella m’inciampo in un granchio al passeggio con la sua bella. Shopping in riva al mar. Due granchi, una poesia in libertà. Un bacio d’amor che si striscia sulla spiaggia. E la mente si svuota. In un respiro lungo un soffio di Volta e Gabbana. Ma in fondo è un segreto di Pulcinella, no?
E allora aspettiamo che un vampiro venga a raccogliere le foglie cadute dagli alberi di betulle che circondano il nostro giardin d’amore. Prendo una licenza poetica o licenzio il poeta che scrive come un pesce? Ma no, meglio masturbarci a vicenda in una stomachevole allegria di acciughe in libertà.
Scorre il vento infuria la bufera e metti la cera e togli la cera. Sei solo un microrganismo bicellulare e ti fai già un gran viaggio. Quindi issiamo il pennacchio e immergiamolo nel calamaro. In fondo al mare riposerà in pace eterna l’eterno riposo.