Tabulé di rose – 4


Sono distesa nuda e legata a gambe e braccia aperte in un letto rosa con baldacchino a diamanti incastonati nelle tendine e nel legno scuro in una stanza grande come un campo da tennis. Dal soffitto a vetri colorati penetra una luce diffusa che sembra un caleidoscopio.
Una materia fumogena mi acceca le orecchie, sto sognando legata ad un letto alla mercé di uomini e donne che solleticano gli istinti vitali più nascosti del mio corpo in cui dolore e piacere sono talmente fusi insieme da sembrare gemelli siamesi.
Cani sorridenti si mescolano a scariche elettriche che attraversano la mia anima in un valzer viennese in cui sono costretta a ballare il ballo di un’altra donna. Kadima mi tortura sottilmente. Con sensibilità e intelligenza. Sa cosa voglio e cosa non voglio. E soprattutto sa quello che voglio ma che non vorrei. Per orgoglio, per dignità.
Quella mi toglie. Ogni solletico, ogni carezza, ogni bacio, ogni eccitamento, ogni parola sussurrata ad un orecchio, ogni preghiera che le faccio di far finire questa tortura, ogni secondo che passo in compagnia sua e dei suoi falli enormi circondati di corpi scolpiti in carne umana, ogni lamento, ogni godimento mi fanno sprofondare sempre di più nella scala di valori di una donna, anzi, di un essere umano, no, nemmeno di un animale.
Ecco, sotto all’animale. Lì mi sta spingendo. Tra l’oppio e le droghe chimiche, tra il Prozac e la semplice marijuana o l’alcol, oramai la stessa liberazione dalla prigione della dignità è diventata un sottile piacere animale.
Una danza che Kadima conduce con una regia degna di un Oscar. E io perdo l’identità che ero venuta a cercare in questo lontano posto d’Africa. Per troppo amore o troppa stupidità.
Ma non è solo questo.
No. Non è solo questo.
C’è di più. Molto di più.
Questo.
È.
Amore.
Malsano, ma amore, maledizione.
Kadima non pensa che a me.
E io a lei.
Non pensa ad altro che a come farmi piacere in cambio della mia anima.
E io, la mia anima, gliela sto dando con lo stesso piacere che lei mi dà con la sua.
Stamattina mi ha detto “Io ti amo, voglio sposarti”.
Ora.
L’idea del matrimonio m’è sempre piaciuta, ma non avrei mai immaginato che l’unica che finora me lo avrebbe proposto sarebbe stata una donna. Un po’ maschile, d’accordo. Ma donna.
E io l’ho baciata.
E con quel bacio le dicevo: “Sì sposiamoci”. Non posso abbracciarla perché sono legata a mo’ di crocifisso.
Anche questo fa parte dell’amore che mi hanno insegnato nella mia educazione cristiana.
” L’amore del perdono nei confronti dei propri persecutori sono armi per conquistarne i cuori e redimerli dal peccato” diceva padre Pio. Nel mio caso il tutto passa per la figa, ma poco male.
Forse quest’inferno è, in realtà, la porta di accesso al Paradiso in cielo come in Terra. Per me come per lei.
Una che mi fa soffrire (e godere) tanto, è anche una che soffre tanto e quindi ha tanto bisogno di essere amata. E anche io. E allora eccoci tutt’e due insieme finché morte non ci separi.
Kamos è lontano, molto lontano e oramai non starà più pensando a me. Perché dovrei rimanergli fedele, pura e incontaminata? E allora meglio darsi come una Maddalena che porta Dio nell’anima e nel corpo dei bisognosi col proprio corpo e sangue.

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Maiali da spasso


La casa era una cosa e il cuculo non cagava più sul nido da un pisello del pleistocene. Un catarro della saliva gli si era sciolto in un calcolo renale e prevedeva di rigenerare la carta igienica necessaria per pulirsi il naso da sedimenti di moscerini. Gli ci vollero due giorni .Ma alla fine si accascio’ al suolo vinto dalla fatica come di un cemento sulla testa senza casco.

La casa è in fiamme e devo restituire una carta geografica a una collega. Corro ma non so dove. Mangio ma non so cosa. Grido sì quello lo so, grido a squarciagola che sono chiuso in bagno e che sto fumando una sigaretta ma nessuno, nessuno intorno mi sente. Scappo su due cigni in volo che mi portano al luna park dove ho parcheggiato la macchina per un veloce spinello in compagnia di due maiali gay.

Gladio era un’organizzazione no profit a fin di bene. Praticavano interventi cardiovascolari a puledre in calore per mantenere il tasso ormonale allo stesso livello dello spread in modo da guadagnare il bonus previsto per le misture di coglioni natalizi.

Cantiamo tutt’in coro Loacker che bontà

Tabulé di rose – 3


Kadima aiutami hanno rapito Kamos e ho bisogno di sapere dove l’hanno nascosto
Chi l’ha rapito?
Quelli dell’Emor
I nostri servizi segreti, ma che è? una spia il tuo uomo?
Sì ma non lo sapevo ti giuro. Pensavo dovesse supervisionare dei progetti di non so cosa di infrastrutture, sviluppo qualcosa del genere. Gesù e pensare che era una vacanza
Sei sola?
Sì perché?
Rischio il collo se ti aiuto
Puoi trovare il nascondiglio?
Certo che posso ma se mi trovano mi scuoiano viva anche se sono la figlia del capo della polizia
Si fanno queste cose da voi?
Certo e anche da voi, solo che non ve lo dicono
Come fai a saperlo?
Ora devo andare
Faccio quello che vuoi. Dammi istruzioni
Ci vediamo domani notte davanti al kebab brasiliano vicino alla grande Moschea all’una di notte. Ti darò la mappa e le foto che servono ai tuoi per credere a quello che gli dici
Perché? Pensi che non mi credono se glielo dico semplicemente?
Da dove vieni?
Da Bruxelles…dall’UFE cioè in che senso?
Lascia perdere Alice dal paese delle meraviglie. Credi che i tuoi superiori credono a tutto quello che gli raccontano? Senza foto non perdono neanche il tempo di alzarsi dal letto
Se lo dici tu
È così e basta. A domani.

Padre ho peccato


Racconta e svuota la tua anima nel ventre della vergine santissima
Ho pensato e ho toccato
Chi
Me stessa
Dimmi come e quando e quanto
Ero stesa nel parco tra gli alberi e era caldo era ieri pomeriggio non c’era nessuno e ho iniziato a pregare. Mi sono inginocchiata. Avevo le mani giunte e pensavo a Gesù e pregavo e m’inventavo anche le preghiere perché ero stufa del Padre Nostro
Ma come fai a stufarti del Padre Nostro?
Mi stufo e basta. Comunque funzionava e recitavo “ti amerò per sempre corpo e anima e voglio lasciarmi andare a te completamente senza pudore e dedicarti tutta la vita per poco che possa valere ed essere tutt’uno con te, voglio essere la tua Maddalena, la tua Maria e la tua vergine”
Ma questa non è una preghiera
Be’ comunque per me era una preghiera e m’immaginavo veramente di essere con lui e di stare tra le sue braccia in quell’erba e tra quei fiori profumatissimi di rododendro e violette e forse mi hanno dato un po’ alla testa
Non cercare scuse
Non sono scuse mi hanno dato alla testa e mi sono eccitata. Mi sono eccitata e ho cominciato a toccarmi prima il seno e poi la
Sì ho capito
Non ha capito don Germino era la testa e non la
Ho capito
Stavolta sì, comunque mi sono accarezzata i capelli e con i capelli ancora il seno e i capelli erano così soffici che sembravano seta che quasi mi faceva il solletico. Ma non era un solletico, era come elettricità che cresceva piano piano ed entrava sotto la pelle capito?
No
Lo sapevo. È come un’onda del mare che prima sta sopra la pelle, poi ti passa sotto e entra dentro e allora li sì che ho cominciato a toccarmi la …
Sì e poi?
E poi sa com’è
No non so com’è
Le piace eh? Comunque pensavo che anche a Gesù sarebbe piaciuto e a me è sempre piaciuto tantissimo in questa posa nudo a braccia aperte e m’è piaciuto immaginarmelo come un ragazzo qualsiasi, un po’ hippy che gira predicando e mi capita sempre che questi pazzoidi mi piacciono ma non sapevo che qualcuno mi filmava
Chi ti filmava
Tommaso
Tuo fratello?
Sì, lo sa che ha una passione per me? Mi segue sempre e stavolta m’ha beccato
E che ha fatto
M’ha sdraiata per terra
Non t’ha violentato
No io stavo per venire e lui anche e allora ha finito di masturbarsi in ginocchio sopra il mio viso e
E?
Siamo venuti insieme, ma lui ha continuato a filmare
Praticamente un incesto, ma siete matti
Beh mica siamo gli unici qui intorno e c’è pure di peggio
Questo non vuol dire che non sia peccato
Se no mica mi confesserei
Sì, ma non te la cavi mica con due ave Maria, vai avanti
Perché non è ancora venuto
No

Tabulé di rose – 2


Papà. Che lavoro fai?
Lavoro per il bene del paese
Di Strazziano intendi?
Certo, tutti qui mi sono debitori di qualche favore
Il tuo lavoro è fare favori?
Più o meno sì
E ti pagano?
Certo
Sempre?
No, non sempre
E se non pagano
La pagano ancora più cara
Li fai pagare di più?
Molto di più
E dopo ti pagano?
Beh, dopo sono morti

Vado in giro per il paese. Ho quindici anni. Sono mora e di pelle chiara. Occhi verdi che quando guardo un ragazzo resta ipnotizzato e fortuna che non nota troppo la bassezza e il troppo seno. O, forse sì. Meglio per lui. È primavera e le zanzare sono un incubo dato che qui fanno una piccola siesta poi te le ritrovi dalle cinque del pomeriggio alle otto di mattina e oltre. Io le attiro tutte.
In primavera tendo anche ad attirare le persone. Soprattutto uomini.
Mangio una mela prima della Messa domenicale. Ci sono tutti. Cani, porci, prostitute e figlie di boss come me. Siamo quelle che devono sostenere l’onore della famiglia più delle altre e dare il buon esempio. Quindi facciamo sesso tra di noi. Dopo la Messa, mentre tutti stanno mangiando dolci e chiacchierando nel giardino di casa nostra ce ne andiamo a fare un giro nel bosco che dà sulla spiaggia e lì ci divertiamo. Comincia Brigitta che ci mostra un fisico da giraffa e le piace essere presa a schiaffi nel posteriore. Poi è la volta di Paolina che è grassa ma ha un viso bellissimo con occhi tipo egiziana e una bocca grande grande che quando ti bacia ti fa sentire divorata e quando ti lecca la senti arrivare dovunque. A me piace soprattutto Restia che è una selvaggia come me, graffia e mordicchia dolcemente e la sua pelle sa di cioccolato amaro o, forse, è solo amara, ma a me piace. Mi scalda immediatamente. Restiamo nascoste nei cespugli di zafferano a drogarci dei nostri sapori mentre ci risuonano ancora le parole del curato alla fine della Messa “Date alle persone ciò che vogliono ricevere e siate aperte a ricevere quello che vi viene dato con amore”. Intanto che ci baciamo la sabbia si mescola ai nostri corpi rotolanti verso il mare che ci accoglie sotto un sole cocente.

Tabulé di rose – 1


Tabulé di rose – 1
Mi sveglio, no, non sono sveglia, ti prego fa che sia un sogno, anzi un incubo. Sento corpi intorno a me. Grossi corpi. Grossi come maiali. Forse sono maiali. Puzzano come maiali. Forse puzzo anch’io come una maiala. Sono corpi nudi. Come il mio. Si strusciano contro la mia pelle. Qualcuno tossisce. Della luce entra dalle mie palpebre ancora chiuse.
Ora sono su una spiaggia deserta. Un cavallo bianco mi viene incontro e mi chiede se voglio una canna. No grazie, cavalla, non la voglio, ne ho fumate abbastanza, non so quando, ma lo so.
Mi guardo in uno specchio d’acqua sporca e intravedo una faccia e qualcuno mi spinge dentro e casco con la faccia nel fango. La cavalla mi lecca la faccia e m’infila una lingua in bocca. Mi abbraccia e l’abbraccio e mi scaldo.
Quando finisco di svegliarmi è troppo tardi e il maiale mi sta montando da cima a fondo mentre anche l’altro si sta agitando.
Io cerco di dire di no e lo dico. Sul serio.
Ma non sembro abbastanza convinta. Smetto di dirlo e di cercare di respingerlo perché non fa altro che moltiplicare la forza ad ogni “no”.
Apro gli occhi e sono in una stanza pietrosa e piena di calcinacci.
Io sono Irina e questi tre con cui mi sto svegliando sono alcuni amici di mio fratello: Giac, Oz e Minghetto che insieme formano la band di taranta più famosa del quartiere.
Mio fratello mi appare da un lato del materasso appoggiato sul pavimento mentre si masturba guardandomi abbuffarmi di carne semovente che a malapena riesco a respirare, anzi, a gemere. Di vergogna, ma di piacere.
Mio fratello scatta foto. Gira video. Tutti mi conoscono come una ragazza seria.
E finché gli obbedisco niente cambierà.

Prozac


Un lunedì delle ceneri mi ruota attorno alla testa. Un giorno da Prozac. Il santo Graal di fine ventesimo secolo insieme al Viagra. Oggi è una giornata in pillole. C’è da prendersi anche un po’ di testosterone e tutto il mix ormonale che possa metterti di buon umore, ma in fondo hai solo voglia di morire.
In una scatola di cellophane.
E quando ti chiedono quella domanda stronza “come va?” cioè “Fanculo”.
Ma voglio dire “cazzi tuoi mai?”.
Questo è il lunedì vero. Non quello che finisce su facebook con le faccione stronzamente felici, anche di lunedì, anche sotto la pioggia, anche in una gabbia elettronica.
Cazzo ridi, idiota.
Con le foto delle vacanze?
Fatti una foto ora, in questo momento con una webcam e dimmi com’è la vita.
E quando torni a casa per ridiventare umano non avrai due giorni, no, avrai qualche oretta durante la quale cucini, mangi, fai i compiti dei figli, litighi con un’eventuale moglie o compagna o marito o compagno, poi dopo di scopare se ne parla, poi vai su facebook a dire due cagate e far vedere quant’è fica la vita.
E domani di nuovo “come va?”
“Bene. Figata” mentre ti riempi la tazza di caffè facendo commenti sul culo di qualcuno, se ci sei in confidenza o su chi va su e chi va giù per le scale del “si salvi chi può”.
E allora affondiamo in fondo all’oceano mare sognando una vita migliore finché semplicemente questa non se ne sarà andata. Che faccia di palta quelli a chiamare la prossima “miglior vita”. Ci sono stati?
Io ce li manderei tutti, quelli che usano quest’espressione. Così, per farli contenti. Non occorre neanche l’eutanasia. Botta in testa e via. Lavoro pulito.
Votiamo il partito dell’amore, arruoliamoci nell’esercito di Silvio.
E conquistiamo la luna di traverso di una contabile che è diventata miss USA e che d’ora in poi sarà nella “vita migliore”.
Ha creduto in un progetto. Ed è uscita dalla merda dei “lunedì'”.