Bello così


Mi ritengo una satira espansa. Un giocatore di tutto rigore. Uno sputo che va in gol. Mi ritengo e mi ritegno. Sono una castagna che brucia nell’immensità di uno stracotto di patate. Ma è bello così. Letale. Una cazzata in salsa di noci e una preghiera che dice Fischia che ti passa. Una rondella di fieno solletica le tue narici. Una farfalla agitata si siede sul tuo cuore. Battelli al vapore attraversano la Senna in cerca di guai. Un fuggiasco d’amore s’incatena al luna park e urla Venti baci un centesimo. Una pasta corpo a corpo sinuosamente sinuosa sfreccia in minigonna per le strade nere di pece.
Mangio un’ostica di pelle di burro e l’assorbo nel corpo che si riempie di macchie rosse che bruciano e fumano (sigari cubani).
E perché no?

Tanto per cambiare


Aulico bulimico si diverte nella pioggia dei colori bianco e nero in una musica psicadelica che sa di merda. Giuseppe non sapeva che sua moglie lo tradiva e che si faceva di coca. Cola s’intende.
Le erinni consumano il loro piatto abbondante di cevice peruviano e mollano peti senza pudore e sudano senza fetore. Il giro dei venti si interseca al pollo allo spiedo di mia madre che si ritorce le budella dal ridere mentre lei lo spenna lentamente. Penna rossa penna bianca, caro amico mi sento bene oggi, cerca di tirarti su il morale anche se muori in un’esplosione nucleare. Vedi che le cose cambiano prima o poi? Lo so moriranno anche tutti quelli che conosci, poco male, io no, e quello è importante quindi siine contento.
Allegramente il pazzo ride e va al cine Se va al cine guadagna un pollo spennato e arrostito, che ride. Non ha voglia di andare al cine. Ha la febbre alta, ma ha voglia di pollo che ride. Si alza e si trascina al cine. Ma davanti alla cassa scopre che s’è scordato i soldi. Torna a casa per prendere i soldi. Torna al cine ma il film è già iniziato, allora ne cerca un altro ma non ce n’è più. Piove e si bagna. Prende una polmonite. Torna a casa e cerca almeno di guardare la tele ma si addormenta e sogna un film. È la storia di una vacca che si chiama Vittoria che vuole rompere il muro del suono. Prende la rincorsa e si scorna contro il muro dove sopra c’è scritto “suono”. Ma si rompe testa e corna. E il muro le mostra il ditino. E ride. E anche il pazzo si sveglia ridendo alla grandissima. Tutto passato, polmonite eccetera. Allora va al mercato e si compra un pollo arrosto e la risata se la fa lui. Ora vado a lavarmi i capelli. Che puzzano. E anche tu faresti meglio a lavarteli. E anche a lavarti il culo.
Va beh.