Sufi e stronzi


Una novità di plastica si scinde in mille pezzi per diminuire il totale dalla spesa del supermercato e mettere in tavola gli schizzi di sperma di una balena bianca. Ignobile contratto civile che massacrano pinguini vestiti da carnevale a un cocktail di benvenuto alla sauna del centro di benessere che conta migliaia di partecipanti alla Messa del Santo Natale in un’Assunzione al cielo morta e sepolta sottoterra. Mi spiego e m’impiego tra folti salici piangenti che cadono dalle mie sopracciglia e allora voglio dire che una santa erotica puttana non vale una tangente pagata sotto il tavolo.
Una rogna pende dal tavolo dell’impiccato a un tavolo da poker che soggiace alla pizza napoletana senza mozzarella per girare intorno a un’acciuga di veleni partorienti. Perché? È una domanda che non si risponde mai da sola. Deve sempre avere un girotondo di mandolini che cantano da trogloditi in un’aureola santificata alla presenza dell’Altissimo. Un vocabolario da stronzi è maturato in Vaticano.
Passo la mia vita al computer pensando al pane quotidiano e a rimettere i nostri debiti al miglior fornitore di pastasciutta che vende mignotte sotto il tavolo di un capriolo al forno partorito al mercato del pesce. Venticinque anni di rivolte non sono bastate per comprendere l’ampiezza della rivoluzione toscana che ancora oggi semina rivoli di sangue tra vampiri e cani che pregano hallalah ma vanno a rimuginare sul cammino di una vignetta adolescenziale. Preghiamo i sufi affinché rimorchino anche loro vagine in calore e calmino il crocevia di un petrolio a poco prezzo.

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Una promessa scorretta


Una farfalla zoppa si accinge a librare nella pentola di un tapiro urlante, mentre le catene frustano gli occhi di una ragazza che non vuole vedere né sentire. Il mondo gira ma le palle restano attaccate a un testicolo marrone e rosso con un occhio guercio. In fondo anche stare a sentire la radio prende un limite di decibel non indifferente che mi parla ad un orecchio e mi dice “Scoppia ora che puoi senz’aspettare che Facebook te lo permetta” e io penso a quanto è bello il mondo Facebook dove tutti sono felici e sorridenti e pensano positivo e amano la vita e la vita è solo bella. Che bello sarebbe rendere pubblica la depressione. Perché non si fa? Perché è troppo contagiosa
Torniamo alla libellula che viene alla fine soffritta in mezzo ad un brodo di sperma bianco lattice insieme al preservativo e alle anime spente dell’inferno rosso. Ho bisogno di musica nelle orecchie per dimenticare la vita. Ho bisogno di sperma per uccidere un’anima di note armoniche che non parlano che di sonno eterno, e ballano un ballo scozzese che porta indietro nella magia celtica. Un violino tzigano mi porta in sogno attraverso colline alberate in una bruna faccia appesa alla finestra che mi fissa attonita.
Scoppio ora che posso in una bomba dai mille pezzi di stelle che si votano a vicenda e formano una democrazia che riposa in pace sul cimitero delle anime di facebook che muoiono gioiosamente nella festa della guerra quotidiana in un macero che lentamente le trasforma in fango industriale riciclabile. Un decomposto che verrà poi rimesso nel ciclo produttivo senza l’interferenza. Cosa succederebbe se il Vaticano proclamasse uno sciopero globale?

Andiamo piano, ma andiamo. Andiamo Musa, ma dove.


Delirami o Musa per le branche della tua pelle umana che mi accarezza i brandelli di cervice. Delirami col tuo muso a faccia di pesce per ispirarmi la poesia del cane e vortici di salsa maionese che mi attorniano il cervello tra salti di zenzero e sesso alla bucaiola. Ecco, mi guardo in giro e pretendo la luna, Marte e un paio di galassie, sì, le vorrei ben cotte, grazie, e con due dita di corna di toro macellato di fresco.
Amo il becco di una tortora. E allora perché mi pone domande filosofiche. No preferisco una zirudela raccontata al suono di una fisarmonica e canti di paesi. Mi perdo in ponti e pontefici e cardinali scardinati da catenacci sadomaso. Perché il Vaticano ispira sempre il sadomaso? E il nazismo la pedofilia? No forse il contrario. Ma comunque ciascuno aspira l’aria che gli arriva dal culo degli altri, questo è il punto. E la fonte dell’inquinamento acustico. Troppi sordi e troppi ciechi circolano davanti a semafori indecisi e arbitri corrugati e corrosi. Tutti saltano dall’Expo e si tuffano nella Mosa tutti ciechi e tutti sordi, tutti incoscienti e ignari. Messi da Dante nel circolo degli ignavi. Davanti a Madonne che alloggiano all’Olgettina. Davanti a putti che fanno pipì ammirati dai turisti.
Marcio silenzioso in un mare di mele marce e mi sturo il naso. È così che Galina gode. Un Reggiseno adattato ad Alice nel paese delle meraviglie. Saffo moltiplica poesie per femmine che ridono e piangono. Con aglio alla mano e parmigiano al piede. Che cade insieme a Ulisse da una Cistercense all’altra.
Estraiamo un estratto di sogliole e beviamo il succo del peccato originale. Non sa di mela ma di arancia meccanica. Un sapore di pazzia latente che rende il cervello antisettico, antistaminico e pieno di patate. No, non friggere. Mangia le domande che escono dalla finestra.