Uau


Mi gratto la pancia in una fredda mattina di ferragosto mentre pioggia e neve fanno a gara per sfondare la mia finestra. Mi chiedo perché la pancia non fa a meno di aumentare le sue bolle mentre marcio alla testa di un battaglione di scarafaggi silenziosi. E un treno prosegue silenzioso la sua marcia verso il giro della peste con i bubboni danzanti intorno a una sogliola soffritta mentre piangeva soffocatamente lenta tra bulloni e patatine.
Medito nelle strade di honk kong con studenti indaffarati a fare i bagagli di un comunismo fritto e rifritto sbadigliando tra un mostro e l’altro per votare leader che saranno una vergogna e gli vomiteranno sopra ma almeno potranno dire che piove. Una lotta per l’illusione. Una lavatrice delle anime che cozza contro religioni e missioni su Marte. Mi amo e mi masturbo urbi et orbi.
Gisella si distende sulla strada per il massacro delle pedicure sulle rotaie di un treno per Yuma che fischia e fa uau uau. Ma porta lontano. Persa nella selva oscura di un trentenne che non sa perché è stato mandato in esilio. È questo l’epilogo di una storia di Cenerentola dopo che si sposa un principe zoppo a causa di una scarpa troppo stretta nella strettoia di un sogno ancora troppo piccolo per camminare con le sue gambe.
Mi pulisco le scarpe su uno zerbino che canta la musica degli antenati e una nostalgia gli scalda il cuore mentre la pioggia cade, stancamente, su di lui.

Una promessa scorretta


Una farfalla zoppa si accinge a librare nella pentola di un tapiro urlante, mentre le catene frustano gli occhi di una ragazza che non vuole vedere né sentire. Il mondo gira ma le palle restano attaccate a un testicolo marrone e rosso con un occhio guercio. In fondo anche stare a sentire la radio prende un limite di decibel non indifferente che mi parla ad un orecchio e mi dice “Scoppia ora che puoi senz’aspettare che Facebook te lo permetta” e io penso a quanto è bello il mondo Facebook dove tutti sono felici e sorridenti e pensano positivo e amano la vita e la vita è solo bella. Che bello sarebbe rendere pubblica la depressione. Perché non si fa? Perché è troppo contagiosa
Torniamo alla libellula che viene alla fine soffritta in mezzo ad un brodo di sperma bianco lattice insieme al preservativo e alle anime spente dell’inferno rosso. Ho bisogno di musica nelle orecchie per dimenticare la vita. Ho bisogno di sperma per uccidere un’anima di note armoniche che non parlano che di sonno eterno, e ballano un ballo scozzese che porta indietro nella magia celtica. Un violino tzigano mi porta in sogno attraverso colline alberate in una bruna faccia appesa alla finestra che mi fissa attonita.
Scoppio ora che posso in una bomba dai mille pezzi di stelle che si votano a vicenda e formano una democrazia che riposa in pace sul cimitero delle anime di facebook che muoiono gioiosamente nella festa della guerra quotidiana in un macero che lentamente le trasforma in fango industriale riciclabile. Un decomposto che verrà poi rimesso nel ciclo produttivo senza l’interferenza. Cosa succederebbe se il Vaticano proclamasse uno sciopero globale?

Altamente elettrizzato


Il grasso linguaggio della commedia si sposta pesantemente da una bocca piena di strutto all’altra emanando effluvi d’aglio crudo e cipolla soffritta. Il vino annega colli di bottiglia attorno a una tavolata universitaria ripulita dal sonno cosmico di un boccone di struzzo ben masticato da un organo che canta le lodi del bosone di Dio.
Una galera per il Nobel per la pace che si inocula il virus della sifilide tra i diodi di una batteria al litio che sfrigola i bastoni di un fuoco di paglia cantando Per Elisa tra le gioie di mamma Eloisa paracadutata dall’isola dei cloni di Braccio di Ferro. E così ci gongoliamo cantando da un fuoco d’artificio all’altro e da una Cina all’altra senza che lo sforzo ci perdoni di esser nati cantautori di fagioli borlotti. Il peso di una responsabilità ancestrale mi fa sbadigliare e cantare una lirica veloce digiunando sulle braci ardenti di una giovane sposa indiana.
Però non mi aspettavo di trovare una tortiglia a base di lenticchie feroci e piranha ridotti a passatelli in brodo di calamari vivi. Il mondo è dipinto di blu, mentre nel profondo del mare piove che guarda come piove. Il canto di una saturnina raggiunge le profondità marine e Marina canta la bossa nova davanti alle palle di un filosofo greco che urla e guarda incantato un Minotauro fare le fusa davanti a una freccia tricolore che gli sorride dal cielo stellato giusto prima di prendersi una pausa domenicale.