Alieno


Una vita passata tra voci incallite di nicotina ingiallita. Una punta di diamante che rimbomba nella tomba delle scale a ritmo hip hop. Un urlo si spande. Una sigaretta tra le dita di un ippocampo. Cade insieme alla pioggia dal tetto di un uccello deforme. Scorie nucleari attingono risorse alla fonte di un cancro che si espande insieme a gocce di lacrime e al sale di una stagione televisiva che finisce e ricomincia sempre uguale, sempre diversa, sempre e per sempre. Mi dispiacerà morire solo perché mi perderò il seguito della mia serie preferita. Solo per quello. E voglio fare l’amore con Miley. Dalla torre di Babele. Perché mi difenda dalle ire di Dio. Che balbetta parole sconnesse.
Sono fratello delle tribù d’Israele. E ora parte la pubblicità di una nave aliena, da comprare perché è la versione 5s. Quella con il motore antimateria e i cannoni di nocciole e proiettili di prugna secca. Che fa andare a cagare velocemente. Controllo il pannello di controllo. Chiamo Schettino e gli dico che va tutto in malora, ma lui è già lontano, col corpo, non con lo sguardo e mi saluta con il suo famoso saluto “Vabbuo’” e io lo saluto col mio famoso ditino verso l’alto.
Una mezza sega che ha sulle spalle il destino del mondo. Una difesa che lo reintegra nel corpo di un verme gli permetterà di pregare il suo Dio per il fango che ha digerito.
La pelle mi si squama e il rettile prende il posto del ragno.
Sento che il sonno ipnotico sta finendo. Prendo coscienza in un mondo alieno.

Callivari s’incolla


Callivari al galoppo vince per un’incollatura. Una magnifica corsa al recupero della velocità si scioglie in un amplesso collettivo, mentre la folla belante porta un cavallo in spalla per massaggiargli la cresta e adorarne la coda.
In un candido sorriso, Callivari si lascia intercalare tra una foto e una magnificenza.
Cavallina cavallina storna, canta il cantico di colui che non ritorna e leccami l’ascella di mandido sudor che s’incolla, ma non si sforna. E accoppiati col Callivari che fuma un sigaro mentre gioca a poker col cavallo morto d’infarto sul traguardo.
Un traguardo di rabbia e sangue infetto si sparge sulla testa di cavalli e vecchi, vestiti da guerrieri con chewingum nell’orecchio a mo’ di orecchino. Una spremitura di mucca munge il malfattore nell’arena del sole e viola il patto generazionale senza togliere un ragno dal buco e una nuvola nera di fumo allucinogeno si estende dal falò di sterco di pelo nero.
Nuvole di peto di cavallo partecipano alla messa degli spiriti equini che si riuniscono alle nozze di Callivari e della Cavallina storna che formeranno una nuova famiglia di sangue puro per vincere e far impazzire, piangere e amplessare masse di unicorni sotto il sole di un mezzogiorno di fuoco che marchieranno a sangue puledri di un campione vichingo che ora guarda con gli occhi spalancati e sorpresi il tempo che scorre anche per lui e ammazza i suoi amici e fratelli.
Dimmi Cavallina storna dove sta colui che non tornerà, tu che parli con la morte e cerchi le ceneri del tuo defunto marito
in un sonno eterno che tra tre giorni e due minuti ti farà ricongiungere alla nuvola di peto nero e allora saprai, saprò e sapremo cosa cercavamo, ma allora, forse, sarà un po’ tardi.