Rabbia


Un vago trigonomio mi parla e mi dice “Pentiti degli zigomi di un’argilla vivente”. Peccato, perché guardavo la mia serie preferita di due zii che dormono tutto il giorno. È un grande fratello che si masturba le pere grigie. E adora il rigurgito senile di una prostituta dorata di greggio. Eloina sogna elefanti d’oro che celebrano matrimoni senza tappeti e l’immagine della Madonna che scende da una montagna su una pista da sci di fondo e si trasforma nella valanga azzurra.
È per quello che è apparsa alle pastorelle di Fatima. Che anche loro quel giorno avevano di meglio da fare che guardare una zia che faceva loro la paternale dalla luna. Il clitoride zodiacale della Madonna si situa tra labbro polare e la stella del punto G. Un santo protettore per i cornuti e le luci della metropolitana. Una corsa all’interno del treno si costituisce davanti alla polizia e finisce in prigione. Per sempre.
Aspettando i re magi. Ora è Natale. Ora arriveranno i tre stronzi. E ci martelleranno le palle fino al giorno del giudizio. A Natale saremo fuori dal tunnel. A Natale vedremo la luce. A Natale il bambin Gesù dirà Porca Madonna. A Natale succederà che i pesci faranno giardinaggio pascolando le vacche. A Natale conteremo i cadaveri. L’ultimo Natale poi la fine del tunnel. Vedo la luce diceva Monti.

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Una corsa nel tempo


Dodici coccodrilli hanno il batticuore in un rombo di sintetizzatore che ne fa scoppiare uno a turno. Si guardano negli occhi sbarrati ed ecco che ti salta quello lì di fronte. Occhi vitrei senza emozione, oppure no? E ne salta un altro. La mano dello scienziato non ha pietà. Vuole studiare il comportamento. Salta anche il numero quattro e il cinque contemporaneamente. Niente. È frustrato, incazzato nero. Salta il sei. Oramai pigia i bottoni annoiato mentre schizzi di squame lacerate e pezzi di occhi gli piovono dal cielo.
Qualcuno comincia a muoversi. Okkei quello non lo faccio saltare, solo quelli che stanno fermi. Salta il nr sette. E l’otto che ancora non s’è mosso, finché qualcuno capisce e si mette in moto e tutto il gruppo di quattro si mette in moto, ma l’ultimo salta dato che è stato lento. Gli ultimi nuotano anche se non sanno dove andare e salta il numero nove. Gli ultimi tre si fermano e guardano il direzione dello scienziato e s’incamminano verso di lui che pigia il bottone mentre questi hanno cominciato a correre verso di lui e si avvicinano. Lui ha voluto aspettare per vederli saltare vicino, per vedere i loro occhi.
Per capire l’emozione e li ha fotografati. Era quello lo scatto che voleva. La presa di coscienza, la rabbia, la vendetta. Ora poteva provare che i rettili hanno emozioni, primordiali, ma emozioni. Ora pigia il bottone e guarda saltare il numero dieci e gli altri due accelerano. Pigia nervosamente e il numero undici salta. Pigia in fretta stavolta e il numero dodici non salta. Pigia ancora e non salta. Pigia e tiene pigiato e si caga sotto, ma niente. Fa per alzarsi e correre via prima che il numero dodici gli sia addosso e riesce a scansarlo e si mette a correre con questo dietro.
Una scena nella savana in cui un rettile corre dietro a un uomo. Chi si salverà. Io studio questo e voglio vedere chi corre più veloce in questi casi, per quello che il bottone non ha funzionato.

Callivari s’incolla


Callivari al galoppo vince per un’incollatura. Una magnifica corsa al recupero della velocità si scioglie in un amplesso collettivo, mentre la folla belante porta un cavallo in spalla per massaggiargli la cresta e adorarne la coda.
In un candido sorriso, Callivari si lascia intercalare tra una foto e una magnificenza.
Cavallina cavallina storna, canta il cantico di colui che non ritorna e leccami l’ascella di mandido sudor che s’incolla, ma non si sforna. E accoppiati col Callivari che fuma un sigaro mentre gioca a poker col cavallo morto d’infarto sul traguardo.
Un traguardo di rabbia e sangue infetto si sparge sulla testa di cavalli e vecchi, vestiti da guerrieri con chewingum nell’orecchio a mo’ di orecchino. Una spremitura di mucca munge il malfattore nell’arena del sole e viola il patto generazionale senza togliere un ragno dal buco e una nuvola nera di fumo allucinogeno si estende dal falò di sterco di pelo nero.
Nuvole di peto di cavallo partecipano alla messa degli spiriti equini che si riuniscono alle nozze di Callivari e della Cavallina storna che formeranno una nuova famiglia di sangue puro per vincere e far impazzire, piangere e amplessare masse di unicorni sotto il sole di un mezzogiorno di fuoco che marchieranno a sangue puledri di un campione vichingo che ora guarda con gli occhi spalancati e sorpresi il tempo che scorre anche per lui e ammazza i suoi amici e fratelli.
Dimmi Cavallina storna dove sta colui che non tornerà, tu che parli con la morte e cerchi le ceneri del tuo defunto marito
in un sonno eterno che tra tre giorni e due minuti ti farà ricongiungere alla nuvola di peto nero e allora saprai, saprò e sapremo cosa cercavamo, ma allora, forse, sarà un po’ tardi.