Le efemeridi giallo pus


Una vecchia gallina sifilitica si monta un gallo adolescente tra coperte untuose e quadri pedofili. Un secondino s’infila un manganello rugoso tra le gengive infiammate e sputa quadricipiti arrosto secondo un ordine deciso da una Madonna lasciva e sanguinolenta incisa su tele variopinte.
Bestemmia Osvaldo in presenza della principessa della costola di cane cotta al vapore. E non si degna di zappare su un plasma trasfuso in occhi anemici durante un’operazione di spending review del governo di Birkenstock con le trapunte ai piedi. Mi limo le unghie su felici montagne russo ucraine tra flotte sul mar nero e coperto di latte e caffè.
Speriamo nelle fauci del governo renziano e preghiamo san checco che ci porti l’aldilà nell’aldiqua e desideriamo fortemente i nostri chicchi di mais quotidiano tra cerbiatte in calore e fili di spago che riempiono i diletti di mango e liriche d’altri tempi dove Mozart provava un requiem facendo sesso con una ragazzina altezzosa figlia di una vecchia gallina.
Che il vapore sia con voi

La santità di un pollo


Una nebbia sfumata di grigio rosato ammanta la triste storia della principessa sul pisello. Costretta a dormire tutta la notte su un uccello alato che l’ha portata alla disgrazia di una carretta tristemente tirata da una asino. Tutto cominciò quando la finanza le trovò un paio di miliardi di euro evasi al fisco. Non servì usare il proprio corpo come tangente dato che alla finanza sono tutti gay. Ma qualche bisex ne approfittò. Tutto finì in una montagna di pannolini sporchi imbevuti di coca cola. La cosa più carina furono le sirene della polizia che si videro un video porno un po’ trash ma con la coda fra le gambe.
Il tutto cresce e s’imbeve di birra sporca e gronda di fermenti lattici vivi come piante di alloro per la gioia di imperatori di ragù e bidoni della spazzatura dove un pollo squatta una casa di bambole per covare uova d’oro e auto colorate di spermatozoi cannati.

Una rana translucida di qualità


Una principessa di fiabe e racconti per bambini si pulisce i denti davanti allo specchio delle mie brame e ascolta una musica a tutto volume dall’i-pod. I battiti del cuore si fanno sempre più vicini ad una cucina al lampone che persevera nel chiamarla Porca Vacca.
Gli esseni l’avevano detto che il giardino dell’Eden aveva bisogno di un giardiniere, ma il capofamiglia non li ha ascoltati perché è diventato mezzo sordo. Mutatis Mutande sempre che il mandarino cinese non si sollazzi il petto col fumo acido del rabarbaro ingiallito. Semi di canapa fumano una torretta equipaggiata con mitragliatrici positroniche a largo spettro, mentre gli antibiotici attaccano e si rimpolpano le gengive di strumenti monocorde .
Odino grida Porca Vacca in un racconto di Edgar Allan Poe davanti ad una croce appuntita che decolla verso Marte. Ne discende lo spirito santo e le valli e le genti si premuniscono con la maschera anti gas. I peti di Dio, si sa, sono la fine del mondo.
Oh, tu, lettore impotente, mungi una mucca di sale di sesso e sali al vertice di una stazione radio per trasmettere il pudore in una salsa radioattiva tramite le pulsioni naturali delle genti marziane.
E, tu lettrice lesbica, fotti un albero di menta leggendo un libro di ricette di cucina vegetariana al vapore subacqueo tra pesci tridenti e foche ammaestrate per condire gli sviluppi di un ascesso alla mandibola della principessa ranocchia (e lesbica).
Odino, silenziosamente, chiude la porta, e si siede sul cesso.

Indovinala grillo


Abramo si ferma a mangiare un Gyrlof alla banca d’affari della Smiurnia in località Belgio. Un tranello ardente lo attende al varco dell’olio piccante, mentre ritraggo un sospiro profondo e lui ritrae le palle e soffia fuoco che l’acqua non può spegnere, solo il bacio di una principessa che però ci rimane secca. Si rialza con uno slurm e un porca vacca ma decide di sposarla finché morte non ci separi. Così come una mela al fulmicotone s’interessa di bolge infernali così Abramo scrisse il suo diario all’inferno. Sì perché lì era finita la principessa. E la morte non bastò a separarli. Se lo sapeva prima. Comunque si chiese perché la radice cubica di un tarlo risulta essere sempre un coglione e mezzo. E la ragione capitò quando meno se l’aspettava. Una ragione di ferro. Un’ascia dura tra i denti. La ragione era che il suo cervello era grosso come quello di un tonno rio mare, già cotto e pronto da servire in tavola.
Abramo realizzò allora la sua missione su Terra. Mangiarsi il cervello un po’ alla volta. E chiese di tornare a vivere per sperimentare una nuova pettinatura indispensabile per riunire i denti sotto la stessa spazzola color arlecchino arcobaleno. Per accordarglielo gli chiesero tre condizioni. Mangiarsi i peli delle ascelle uno a uno. Condirsi il naso con la salsa tartara e soprattutto succhiarsi il pene imbevuto di birra alla spina. La prima ce la fece. Urlando a squarciagola, ma ce la fece. Per la salsa tartara non gli avevano detto che all’inferno tutto era piccante da far invidia ad un indiano, soprattutto la salsa tartara. La terza prova la sta ancora facendo, dato che più lui succhia e più viene, più viene e più si ubriaca e più si ubriaca e più succhia e non si accorge che continuano a riempirglielo. Diavoli di un inferno.
Ma la principessa interviene. Dopo un’eternità ma interviene. Oggi possiamo pescare pezzi del cervello di Abramo in ogni pesce. Ogni pesce che sa di birra alla spina. Con un retrogusto un po’ piccante. Ma basta dargli un bacio perché il sapore piccante evapori in una nuvola radioattiva.
Votate Sade.
Ma votate.

Il poro


Quando l’aria esplode il dolore è magnifico. Una punta di diamante nel petto si scioglie dentro un urinatoio.
Al gran ballo delle cimici si sottende una pagina facebook e danza la principessa delle parmigiane insieme alla scamorza al limone. Finito il ballo tutti fanno la scarpetta e un odore intenso di culo si sparge nella sala gaia in stile barocco decadente. Un filo di carta igienica inonda il cielo incravattato.
La serata di gala si riempie di escrementi di diamanti grezzi che fioccano dall’alto e dal basso. Come in cielo, così in terra.
Un’aria azzurrina si espande come un alito di acciuga tra i festanti e tra le coppie in attesa di diventare coppie. Mentre le coppie in attesa di scoppiare bevono litrate di alcol per uccidere l’odio che traspira dai loro pori e che li circonda di nubi fumo di Londra.
Fu lì che un esercito di vermi in uniforme blu li circondarono e li attaccarono. Il sangue scrosciava come una diga rotta e il profumo della morte si sparse su tutto il pavimento dove i vermi vennero schiacciati come vermi. E i vermi più grossi vennero schiacciati come vermi grossi. Fu un avvenimento scandaloso. Che suscitò grandi titoli sui giornali di moda. Poi tutto come prima.