Luna di sangue


Una caratteristica della luna è quella di mettersi sempre di traverso tra noi e il sole eclissandosi, forse è quando vuole farsi notare. Se no è lesbica. Ma non siamo omofobi. La luna piace a tutti, ma non quanto i fagioli alle flatulenze.
Caro c’è sangue nell’acqua, potresti tagliarmi le vene? Grazie.
Ieri mi è successa una cosa strana. Ero al confine con la serbia e ho sparato a caso e ho beccato un migrante. La polizia mi ha applaudito e il presidente mi ha dato una medaglia. Poi mi ha messo in lista per le prossime elezioni. Capolista, prego. Ma non sono migrantofobo. Volevo vedere se funzionava il fucile di mio nonno, tutto qui.
Se lo fai con un frocio vai in galera, se è musulmano vieni impalato.
Se è mafioso ti bruciano lo yacht. Che scandalo. Caro Aurelio, la prossima volta impari a pagare il pizzo come ha fatto il Berlusca, il Benetton e il Gabibbo. È così che si fa. Mica a fare l’eroe come il Falcone. Che se no ti tirano giù anche una galleria. Che poi, proprio sulla Salerno – Reggio Calabria. Ci vorranno altri vent’anni per tirarne su un’altra.
E poi se ci invadono gli islamici ci difendono i mafiosi. Oppure gli danno lavoro.
Il colore avido dell’IMU non scioglie il nodo della riforma del catasto che porterebbe a tasse più giuste, ma a tassare i ricchi. E allora tagliamo via tutto in un colpaccio elettorale.
Spero che tu non mi ami più. Ho lavato le mie mani, ma il sangue non è venuto via. Era tanto. Non pensavo che il tuo sangue fosse così appiccicoso. Intanto il telegiornale continua a parlare di tasse, no ora parla dello spread, mi mancava. Ora mi faccio uno spread al prosciutto. Peccato che tu non potrai più assaggiarlo. Forse la gola potevo tagliartela dopo. Meglio così. Così risparmiamo un po’ sulla spesa, che non potevamo più permetterci di andare al ristorante perché tu bruciavi la cena tutte le sere. Ma ti pare? Poi io sono contro il divorzio. La religione non è uno scherzo.
Dicevi di avere sangue blu, invece è rosso. Hai sempre mentito. Non pensavo che l’avresti fatto anche in punto di morte. La pazzia ce l’hai tu. Io sono sano, mica voglio mangiarti. Che a mangiarti morirei di fame. Però pensa che bel risparmio sulla spesa.
Così paghiamo l’IMU, la Stasi, la Tars, la mars, la Kit Kat, la Twingo, la Sedia dal Pianto roTTo.
Strano, questo rosso FeRRari non viene via neanche con la varichina. Sembra quello del mar Rosso. O dell’Adriatico.
fagioli

Annunci

Tu vo’ fa’ l’america’.


Meredith
Le motivazioni della cassazione
Della sentenza di assoluzione
“Improvvide manovre” della polizia
Che brucia i due computer
Della Knox e di Sollecito
Dico, due, non uno, due
Bruciano
Come sigarette
Per bruciare due computer basta un accendino?
Come si fa a bruciare due computer?
Basta un gesto “improvvido”?
Non ci sono colpevoli, solo un complice, condannato. Un nero, nero nero, che pensava che il rito abbreviato fosse solo un rito più corto. E scopre che è colpevole. Di se stesso.
Improvvide manovre. Improvvide manovre. La polizia uccide due volte, anche tre o quattro.
Bruciano le anime.
Dei colpevoli. E dell’uomo nero, quello libero, che manovra tutto.
Anzi, abbronzato.
Le povere vittime ora vogliono risarcimenti. E fanno appello alla corte di giustizia. Sì, perché la giustizia è uguale per tutti. E l’uomo nero ride. E ride e parla di clima. E va alle conferenze. I cittadini americani sono al di sopra di ogni sospetto. Lacrime di coccodrilli che suonano come campane a morto. Aerei militari che squassano funivie cariche di turisti. Tu vo’ fa’ l’america’.
Ma sei made in italì. E allora consolati con l’i-phone.
Una pioggia di alghe in faccia a milioni di coglioni che hanno gli occhi foderati di struzzo, mentre i maro’ vengono pensionati in India. Viva la ripresina. Da zerovirgola. E viva i lavoratori poveri. Finalmente anche da noi, dopo la globalisation.
Tutti felici su facebook.
Tutti allegri con l’i-phone
Tutti al mare, stesso mare, stesso sesso. Stessa droga.
Votiamo il prossimo bunga bunga. Per quello che conta. Una rondine nel pisello non fa prima vera. Farà una prima falsa. Farà, un’improvvida manovra.
Se un americano ammazza un frocio è omofobo o è il frocio che non doveva passare di lì?
Se un americano spaccia droga, è la droga che viene condannata?
Voglio essere americano. Salvo quando l’uomo bianco tira giù tre grattacieli con due aerei. Un filotto da maestro.
Lì magari no.
Pizza, sesso e mandolino. Fuori i petardi, dentro i minestroni. A mangiare coca cola. In un rito del gabinetto che assorbe la fantasia e ci dice che la tangente va pagata.

Fumo di segatura liquida che sa di porco d’India


Una colonna di fumo incendia il mio cervello in una serie combinatoria esponenziale di cani dormienti che tirano una riga di coca con il buco del culo. Non ritengo fortunato un pene dell’arcano maggiore per essere stato tirato fuori da una situazione oscura e umidiccia, ma il caldo che lo circonda ribolle di strati di muco inossidabile e si perde all’interno di un utero senza trovare più la via d’uscita.
Cicale cantano la via dell’onda, una forza del destino mentre si puliscono il pelo dal barbiere di siviglia e oziano allegramente in una strada di autostrade con la polizia che sfreccia luminosamente ai 200 orari in corsia di emergenza di fianco ad autotreni sonnacchiosi rischiando la buccia ogni sera insieme a mostri che cercano di suicidarsi insieme alle loro famiglie di coleotteri addormentati.
È in questo contesto che Barbabianca si masturba sul ciglio della strada in un Aspromonte di datteri e fichi d’India davanti all’ultima serie di corna abbassate per meglio dirigere il traffico dati di una signora che cerca di rubare al supermercato ma viene sorpresa con le mutande abbassate fare pipi’ in un angolo. Anche un cerbiatto può perdere i sensi, ma una volpe che gioca a carte con Dio può essere bastarda ma non volgare.
Quindi mi chiedo se anche questa giornata non sia stata utile per produrre libertà ai ricchi ed avvicinarmi un po’ di più alla morte.

Tabulé di rose – 3


Kadima aiutami hanno rapito Kamos e ho bisogno di sapere dove l’hanno nascosto
Chi l’ha rapito?
Quelli dell’Emor
I nostri servizi segreti, ma che è? una spia il tuo uomo?
Sì ma non lo sapevo ti giuro. Pensavo dovesse supervisionare dei progetti di non so cosa di infrastrutture, sviluppo qualcosa del genere. Gesù e pensare che era una vacanza
Sei sola?
Sì perché?
Rischio il collo se ti aiuto
Puoi trovare il nascondiglio?
Certo che posso ma se mi trovano mi scuoiano viva anche se sono la figlia del capo della polizia
Si fanno queste cose da voi?
Certo e anche da voi, solo che non ve lo dicono
Come fai a saperlo?
Ora devo andare
Faccio quello che vuoi. Dammi istruzioni
Ci vediamo domani notte davanti al kebab brasiliano vicino alla grande Moschea all’una di notte. Ti darò la mappa e le foto che servono ai tuoi per credere a quello che gli dici
Perché? Pensi che non mi credono se glielo dico semplicemente?
Da dove vieni?
Da Bruxelles…dall’UFE cioè in che senso?
Lascia perdere Alice dal paese delle meraviglie. Credi che i tuoi superiori credono a tutto quello che gli raccontano? Senza foto non perdono neanche il tempo di alzarsi dal letto
Se lo dici tu
È così e basta. A domani.

Cannibal


Una nuvola di fumo. Un mazzo di tressette. Una girandola di problemi. Ballano nel mio stomaco che cerca di digerirli. La flora intestinale si riassetta i capelli.
Un diavolo povero si aggira per le strade della capitale dell’impero e fuma un sigaro ucraino. Il suo soprannome è Cannibal, ma ultimamente è diventato vegetariano, anche la carne umana dà la gotta. Deve arrivare sul luogo del delitto prima della polizia per spargere un po’ d’indizi su qualcun altro. Ma sta discutendo con la fidanzata inviperita per non so quali questioni di lavoro che mai cercare di darle una soluzione quando vuole solo essere ascoltata e approvata. Quando arriva la polizia è già dentro. Allora corrompe uno dei poliziotti all’uscita per mettere un po’ di oggetti con impronte digitali di qua e di là e se ne va all’appuntamento con la sua amante, vegetariana anche lei. Si accende un pollice e si fuma un altro sigaro pensando che è più difficile gestire le donne che la polizia.

Ma ve’.


Cipolle soffritte mi prudono il naso. E il concerto di capodanno si strugge il pollice per scaccolarsi la salsa maionese a cascata libera. Un fazzoletto di Saronno, ordino al bar. Mi serve un cocktail di peli di bue e sangue di coccodrillo. Niente male, ma manca un quid. Capisce e mi aggiunge un pizzico di sale. Io gli tiro un pugno in un occhio e una forchetta nel naso. Oggi ce l’ho col naso. Anzi, ce l’avevo dato che con un diretto lui me lo riduce a una patatina fritta. Gli rispiego in un orecchio che decido io se mettere il sale o no, logico che poi dopo gli sanguini. Finché la polizia ci guida dolcemente alla centrale per festeggiare i nostri compleanni con un soggiorno gratuito al loro hotel. Be’, la sauna c’è, allora perché no. Anche il cibo è meglio di quello che serve quel pirla al suo bar. A quel punto ho preso una pistola di un agente e gli ho sparato. Nel naso. Erano così contenti che mi ospiteranno per anni ancora. Non hanno ancora deciso quando ci separeremo ma spero che sia tra mooolto tempo.