Cretino


Una follia mi guarda dallo specchio di un treno in corsa e piange. I suoi riccioli d’oro compaiono al cospetto della tristezza che, sovrana, li scompiglia senza rispetto. Nel possente turgido camaleonte che si solletica i baffi per avere un aspetto di mandarino cinese si accende un camino sul suo naso per fumarsi una sigaretta ululando alla luna piena di succo di carote.
Una casta diva suona l’arpa in mezzo al deserto per un gruppo di proci frochi che banchettano al suono della lira e di un gettone di presenza.
Mi affliggo delle pene dell’inferno per la croce di una vita passata a sognare l’altro mondo in una gioia vivace e degna di amore finalizzato al piacere e porto prima del primo vagito.
Piango al suono di una lacrima e una cornamusa scorreggia alle prime luci dell’alba boreale. Aurora. Ride e scappa in un altro pianeta.
Piove la pioggia di stelle. Su un altare di legno.
Pinocchio si tinge il naso color legno di pino mentre un salice piangente colora di nero il lago di montagna incantato. Guarda come guardi. E guardati nello specchio di una gallina soffritta.
Guardo il soffitto e mi chiedo se mai avro’ una Cadillac per nuotare in piscina tra gli squali e le rane impalmate che giocano a tressette col morto.
Mostrami il paradiso, cretino.

Dardi e ritardi


Ieri ho visto un uomo che mi diceva che mi voleva e gli ho detto fottiti tu. Ballo davanti a uno specchio che mi dice che sono viva. Prego uno Spirito Santo con cui voglio fare l’amore. Nel sangue e nel letto insieme a tarantole addormentate che si sciolgono nel nostro calore. Pustole di sperma divino si levano in fiumi di vapore acqueo e ci portano a quel paese. Ora che sento il calore di un castoro pallido capisco perché lo amo così tanto.
Sento la passione di rose violente con le quali il mio amore mi uccide la pelle di dardi avvelenati e il pesce nuota nella mia vagina spalmata di burro e cenere di cuore. Pezzi di merda che scivolano freneticamente intorno ad un orgasmo di color carne al sangue. Essi parlano a due amanti che ballano il flamenco in una terra di Mezzo portando i colori di un circo equestre in mezzo a circoncisi con gli occhi a mandragola che applaudono in un silenzio sacro.
Santo Buddha che sei circonciso con lo Spirito santo e preghi il Santo padre di trovarti qualche santo in Paradiso che possa santificare il nostro nome in nome di una tarantella tzigana e preghi. Perché preghi e non scuoi un bue tra tante puttane con le quali hai passato la notte? Mi agito nella notte tra buio e silenzio facendomi masturbare dalla solitudine che sola, mi fa compagnia. Un’amica discreta che suona il violino e non chiede niente in cambio, solo di essere amata, almeno da qualcuno.

Un dodecafonico raffreddore


Un atto ecumenico fossilizza il rutto del topo, mentre cozza contro il colpo di tosse della Terra col raffreddore. Mi guardo allo specchio e mi si bagna la vagina nell’antro di Eolo. Ballo un ballo frenetico sul tavolo mentre m’infilo pistacchi nel culo e il bruciore di una banana si sparge nello sfintere. Spargo escrementi sullo schermo televisivo e il dolore della passione esplode le mie lacrime e continuo a ballare e continuo a girare e ululo. Mi guardo i capelli da adolescente e mi chiedo se un giorno balleranno da soli.
Angeli e paradisi sorridono ad una Terra di terra e fame e una donna chiede lavoro per mangiare finocchi all’inferno. Guardo l’orologio e penso che devo lavare il fango sceso sulla mia pelle e sui peli del pube. I miei capelli lunghi accarezzano il mio seno e eccitano l’anima sotto di essi. La mia pelle risponde con elettricità e io viaggio in carrozze alate verso monti scoscesi su mari limpidi.
Un pagliaccio che ride stura un lavandino di pongo e marmellata mi dice che sono una troia e gli dico che ha ragione ma che a lui non la darò mai. Prego in ginocchio lo Spirito Santo di godere degli ultimi giorni di Sodoma e Gomorra affinché il Paradiso sogni baccanali di zuppa di ceci e lenticchie zuccherate allo zenzero.

Una pinta di birra


Gaio pinto ti parla con la barbie che prende mance da un mondo annacquato di godimento sfrenato di forchettate al pomodoro Ikea.
Pomodori di cucine sicure in un rilascio di peto di colombe svedesi. Un odore inconfondibile si stiracchia tra lenzuola invecchiate in mezzo alle rolls royce nere mentre si raccontano barzellette sporche appese a stendere fuori dal balcone di Susanna Tutta Panna.
Mentre le antenne si diradano e gli orsacchiotti danzano danze latine i negri si inginocchiano a tagliarsi i capelli col piede di porco le banche giocano in mercati azionari ubriachi di sangue e salse di bambini morti di fame con la puzza di piedi neri che girano nella ruota della fortuna.
Ti piacerebbe? No, nemmeno a me. Però l’importante è che qualcuno freghi qualcun altro, mentre un confessore si pente davanti all’inquisizione per i peccati della moglie. E allora ubriacati e muori, figlio di una libidine tra due toner gay.
Quindi beviti sedici tori alla spina e guida fino all’ultimo girone del Paradiso perché un impiegato sorrida gemendo tra lacrime di gioia fino all’ultimo sangue blu

Egregi signori


Signori. Eriggo una frana cangiante a tutela delle mie Erinni e volgo a Oriente tutte le parole che fuoriescono dalla poesia di un bipede acquatico. Osanna nell’alto dei peli, signori, e pace in terra agli uomini che si fanno le seghe. Una voce dal paradiso annuncia che non furono l’origine del peccato originale. Ma un fiore in fiore che spumeggiava cantando le Idi di marzo.
Lui fu a punire l’umanità di folgori e nuvole serene. Per cui mi piaccio. Abusivamente signori, conosco le odi alla luna di san Francesco. Fratello sole e incesto di luna piena di latte e candore di ciliegia rossa di mare di more, eccoti il tuo figlio prediletto. Va in giro a predicare tutto il giorno e non ha ancora un lavoro fisso. Chiama tutti fratello e non fa altro che farsi le canne. Dice di camminare sull’acqua per il troppo LSD. Insomma è peggio di un peto in tenuta da schiavo.
Cantami solenne una canzone da bardo con l’arpa e a grande richiesta fammi un album di pane coi cori di Corinto che chiedono il voto di castità a gran voce. In fondo ti amo mia musa che Sodoma e Gomorra e muore a colpi di vagina grattata sul ferro del cannone caldo.
Nuota per me mentre ti guardo scioglierti in uno schermo al plasma che vomita le olimpiadi della grande guerra.

Diesel


San Carlo su butta a nuoto nella riforma del titolo cinque della costituzione delle vanità per esercitare il proprio diritto sul nutrimento delle anime. Pensa di essere un ridente scoreggiatore che vaga nel meandri dell’anima mundi ma scopre di avere un diesel al posto del motore a scoppio e piange lacrime di spermatozoi deficienti. Ma non si dà per vinto. Si rialza e pugna dal Manzanarre al Reno e prende a cazzotti i senatori del Paradiso.
Fu così che passammo da una Repubblica all’altra e a un’altra ancora mentre l’ancora di salvezza venne gettata nel mare del peccato. Un pesce palla passava da quelle parti grattandosi i testicoli e mangiando coleotteri giganti e pensando che la moglie lo tradiva con un pescecane guercio. E si ritrovo immerso in guanti di Giamaica e torte di Salonicco mentre san Paolo predicava ai pescatori e alle prostitute di immergersi in acque tropicali. Si mise gli occhiali e votò una serie di referendum sulla modifica genetica della pastasciutta.
Gene gnocchi mi appare in sogno e mi dice che la Madre di tutte le cazzate mi benedice e mi protegge dalle rogne rossonere e tifa per me. Mescoliamo i mondi e puliamoci con la carta igienica per purificare la gotta prima di entrare in chiesa e inneggiare la comunione dei vinti tra strati di bulimia e torte al cioccolato soffritto.

Il poeta delle eresie


Sorvola una preghiera di zolfo. Una grande intesa tra il Paradiso e l’Inferno permetterà a Dio di governare ancora sulla crisi planetaria che ha causato lui stesso a forza di sputi al tetano. Rosalia 58 anni si masturba davanti ad una garza e a sei cerotti bianchi col ditale della nonna ma non riesce a venire perché deve fare pipì.
Il partito del KK si contorce i muscoli facciali e le budella attorcigliate attorno all’intestino tenue che sorride tenuamente e tenuamente si irrigidisce per spiegare a Budda che le tagliatelle al ragù non le possono fare i monaci altrimenti a lui gli sparisce la flora e la fauna zoologica.
Perciò Luana decide di diventare ministro della repubblica della banana split, un po’ come giocare a bocce col morto, tra una capinera guasta e una fronda di lumache e fa l’amore con il marito così come l’ha sempre fatto, mentre lava i piatti a luci soffuse con la musica della lavastoviglie sul fondo e otto orgasmi di fila. È l’unico modo per riuscire a dormire per una notte senza sognare Dio che esplode di burro e panna.
Marco si gratta le unghie e fila sul tordo di una noce moscata bevendo un succo di flanella nella morte rapida di un dipinto variopinto.