Clavicembalo obeso


Mi perdo in un clavicembalo suonato da fiori di angeli che si perdono in una masturbazione solitaria amando se stessi come il loro prossimo. Essi erigono torri di Babele a night shop di rave notturni in pieno centro a Parigi. Un’emozione lunga un millennio accompagna le cascate del Niagara tra turisti pelati e mogli con gli occhiali dalla vagina frigida in un’impotenza puritana che scava le anime e le rende perfetti ingranaggi del sistema. Occhi sgranati davanti alle piramidi che volano in assenza di gravità e a pellicole che stampano su carta quello che gli occhi non possono vedere per non dimenticare, per continuare a vedere e a morire senza colpa.
Un clavicembalo stronzo continua a suonare le mie orecchie filando e tessendo la tela a colpi di mortaio che provoca esplosioni di felicità e conati di vomito nelle mie vene.
Vortici siderali dimenticano le mie sensuali compagne e sciolgono spalmate di nutella in obici da cannone per lubrificare il preservativo tra una risata e un amore etereo con prostitute quindicenni.
Preghiamo il coro degli angeli che votano insieme agli uccelli di rovo per il movimento a stelle e strisce mentre una musica araba mi porta indietro nel tempio mesopotamico di una bibbia che costituisce le basi della nostra Repubblica dei valori.
Ma allora dove si inserisce la vite contro l’obsolescenza programmata quando noi stessi siamo programmati per morire?

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Una gaia combriccola di pesci froci


Una gaia vicenda di pesci morti trascende la dimensione del mio pollo asciutto mentre i giochi della fame si srotolano davanti alla mia mente di grande fratellone. E aspetto che i buchi sotto le ascelle aspettino il pettine per lisciarsi i capelli e di nuovo le cascate del Niagara cascano e si fanno male. E di nuovo il medico prescrive una Rossana verderame per via orale e non è per quello che mi raso la pelle fino a farmi male, ma per le dinamiche in corso e il fatto che, no, non posso sopportare l’abolizione del Senato.
E allora perché? Questo il punto e questa la buccia di banana di un ganglio spinoso rettale fino all’addome e alla pancia violenta che diventa casta e pura nell’anello coronato di diamanti che non voglio dire che manca la poesia in questa torta sonnolenta, voglio solo dire che ho sonno. Ecco. E che la arbitraria volontà del giudice Stecchino di provocare l’arrivo della corsara di Colombo è un tentativo complottistico di taratura minore per fare sesso con le spiaggianti di Ostia e con le farfalle di rabarbaro in questa terra prodigiosa che chiamano…boh.
Un dermatologo mi fa La sua pustola è infetta. E allora, faccio io, si guardi la sua che cola pus che sembra la fontana di Trevi. Ma è un orologio, cos’ha capito, mi fa torvo. E allora provi a sfilarselo. E allora me lo dà, e allora me lo tengo e ciao. Perché il giallo, non era pus, era oro.

Rutto


Un calcolo nodale è il grande dubbio che mi stura la mente. Ora se vado a ramengo mi riempio il cetriolo di sperma? La risposta sta nei calamari congelati. E nel catarro che cola in continuazione dal vetro di un casco marziano. M’interrogo sui flussi e riflussi del mio cervello e scopro che anche lui s’interroga ma non sa su cosa esattamente. Perché se si sente triste per un rigurgito di seppia, allora dovrebbe essere anche abbastanza sveglio da grugnire in presenza del gerarca maximo: un cane chihuahua che ride a crepapelle. Mi inserisco nello smog cittadino ed erutto per le strade della grande Mela. Erutto un rutto di dimensioni dimensionali. Grande, cioè. Mi rotolo per le strade della grande Banana e riconsidero lo stato delle mie emozioni. Una blu e una nera. Un arcobaleno incomprensibile di paure e risate a piena pancia mentre il catarro scende come un Niagara inarrestabile.
Il vento. Soffia. E stride conto le ali di un uccello. Un rumore di ruggine ispira una vecchia centenaria alla masturbazione per l’ultima volta nella sua vita.
Un lupo canta una melodia che ricorda gli anni d’infanzia a un operaio metalmeccanico che decide d’impiccarsi con un fil di spada.

Fuliggine pelosa


Un’aspirazione sfittica rotante è alla base di tutte le rotte eiaculatorie per far sì che il drago di lino diriga le dodici domodossole in un pertugio scorrevole e le violenti sorridendo di venti piaceri perdenti e sordidi pezzi d’immagine scivolano via senza sapere se il succo di sesso si scioglie in un’aspirina di gomma eterna.
Una gonna sottende allupata il divisorio del portamento lento dall’età dell’innocenza e una fuliggine irosa si deposita nelle mie viscere arteriose e pulisce una giada di color speranza e divido il leggero scroscio dell’acqua che attraversa il Niagara in una montagna argillosa e piagnucolosa. Nera che cola liquido oleoso come pus infetto. Una pestilenza lenta si sparge nella popolazione di genti. La pazzia si sparge come cenere al vento tra acquedotti di lettere e pensieri e gode della gioia epilettica che cosparge le menti addestrate dei cani sporchi di sangue.
Danlio si fa una colazione a base di succo di avena e la voce trema mentre pronuncia la preghiera del mattino rivolto alla Mecca. E un terremoto si ferma davanti alla casbah di Medina ascoltando musica trance e ballando e saltando. Mi ritorno davanti alla cintura di pelle che rotola in mezzo ad un deserto di rigagnoli e serpenti mentre il suono si aggrappa alla bottiglia di soda e avvicenda il divino rigagnolo in allitterazioni virtuali dei sensi all’opera.
I sensi all’opera, i sensi all’opera, i sensi all’opera in una fogna di Calcutta, i sensi all’opera, i sensi all’opera i sensi, che respirano di una feconda soluzione salina.
I sensi surrenali si accingono a vituperare il langostino di rinoceronte che si spiattella una colazione a base di frutta esotica.
Leggermente mi abbaglio
Leggermente mi spengo
Leggermente mi assopisco in una crisi epilettica.