Incendio di gelatina rosa


Un gorilla si scinde in sedici portelloni da caravan e sorride grattandosi le ascelle depilate. Mi accendo una lampadina tra le porte di una storia d’amore che solleva pesi con i denti e mi fischiano le orecchie al pensiero di una marcia forzata tra le gambe della protagonista. Lucilla piange tra le lacrime di bisonte e si masturba in cima alle corna di un salame semovente. Si toglie il vestito nuziale e si denuda davanti alla televisione per proiettarsi in tutta la casa.
Si muove urlando e si graffia godendo e un incendio si sparge lentamente tra le spire floreali di un appartamento in calore urbano. I medici senza frontiere accorrono in gruppo per dirigere i lavori in corso e farsi una pera fumando una sigaretta elettronica alla vaniglia. Io guardo divertito lo spettacolo e m’inebrio pensando alla tavoletta a colori che ho lasciato nelle cronache di Narnia che ora galleggeranno amichevolmente tra le terre dei mondi emersi e di quelli non emersi.
Spengo la tele e mi scolo una pinta di varichina per rinfrescarmi l’alito e ricomincio una maratona di sberle che vince lo spazzacamino cheyenne figlio di un cretino seduto.
Tiro un sospiro di sollievo nero e sotterro la neve fresca in un pozzo di risate alcoliche.

Odi il profumo di sesso della bestia scotennata


Un fumo di Londra si erge dalla potente voce della soprano che canta l’Aida in mezzo a metalli dissonanti.
L’eccitazione si sparge per la sala come il profumo di gorgonzola affumicato e vulve inconsapevoli cominciano a sentire il calore della voce di Dio che ordina imperiosamente al liquido succulento di emettere le proprie spore mentre Lucilla espande il fuoco del proprio suono al battito dei tamburi.
Violentemente la figlia di Arturo si toglie i collant e pregando il Signore e la Vergine inizia lentamente a farsi possedere da una grande candela accesa e un coro di voci si unisce a Lucilla che come un direttore d’orchestra attribuisce ruoli e compiti ad un pubblico sempre più in movimento.
Baci, abbracci, carezze, movimenti lenti di signore attempate e vecchie galline che allungano le mani su giovani peni induriti dall’esperienza di mani rugose e nostalgiche che in quel momento si riaccendevano in una scossa elettrica della stessa frequenza della voce di Lucilla accompagnata dalle voci degli angeli che con misericordia spargono l’amore su menti fresche ad accettare il calore divino nel sangue che cola come una manna dal cielo.
Un esercito di santi e puttane avanza scardinando i sacri pilastri dell’opera compiuta e mentre la figlia di Arturo si accoppia con i due fratelli e i genitori si compenetrano di un amore dimenticato alle passioni dell’adolescenza.
Tempeste di amore si riproducono in penetrazioni vaginali mentre l’orchestra smette di suonare e nel silenzio si spargono urla di spasmo erotico di donne accovacciate su poltrone e distese sul pavimento.
Quando Lucilla intona l’Ave Maria un’ondata di sangue di Cristo si sparge nell’Opera che prende fuoco.
Un fuoco sacro eleva cinquecento persone in una fumata al di sopra di una città addormentata.
Silenzio.
È l’alba.
Le campane della chiesa suonano per chiamare i fedeli ad adorare e amare e perdonare e confessare.
Finché morte non li separi.