Frantumi di polvere spazzata via


Devio il delirio da un frantumo di potere di ghiaccio e friggo le molestie sessuali di un prete in una padella tipo wok da campeggio alpino. Un fulmine si staglia a ciel sereno.
Un’aquila nera definisce il colpo di reni della fabbrica di motori a circuito mnemonico.
Un freddo gelo si espande nella mia anima e brucia sotto la pioggia mentre un pianoforte mi dice che morirò tra pochi secondi.
E allora.
La pioggia lava i miei ricordi, mentre nuovi ricordi mi colorano l’anima dell’arcobaleno dopo la tempesta e i colori si muovono come onde di vapore.
La lirica muore, la lirica insegna a disegnare la pazzia con nuove pallottole di gomma interiore.
E una nuova plastica facciale disegna il mio volto in una vita dove l’acqua prega e il carro celeste grida, dove la donna si fonde e l’uomo s’infonde una nuova linfa che suona la lira.
Canta per me cacao amaro, canta per noi, mentre la pioggia si trasforma in neve e il freddo congela le passioni in una nuova stufa elettrica senza alito che si congeli.
Un sottile filo di passione mi avvolge ad una capanna di cuori di polvere stellata in salsa di pollo.
Ed eccoci qui caro il mio lettore, ad abbracciare questi minuti di spazio\tempo che ci sono scivolati addosso insieme, noi due, e un alito di pioggia.

Fare footing al parco…


Lo sfregio del corvo aleggia durante il fine settimana rompendo uova e finestre.

Il candido calore di una linfa scuote una matrona stupita alla finestra sul cortile di una casa ottocentesca che lascivamente si lascia cadere sotto i raggi di un sole passionale.

È primavera e i germogli di canguro nano hanno un colore sanguigno nell’aiuola di casa mia e non vedo l’ora di metterne qualcuno nel mio frullato mattutino.

Ascolto l’Aida che scorre nelle vene del mio termosifone di sangue blu.

Mentre raccolgo pomodori bellici dallo scroto di un cavallo da circo la vecchia matrona si masturba e cade dalla finestra, si spappola sul cancello appuntito e…