Abbracciamoci come una cotoletta stanca.


Carlo Emilio Lepido si distrae durante la marcia nuziale su Roma per guardare Benito Mussolini e pensare a quant’è brutto. Quant’è brutto il casolare di via Peschiera Vecchia, che sembra che mentre lo demolivano, hanno cambiato idea e l’hanno lasciato lì come un animale ferito e menomato a chiedere di tirargli il colpo di grazia e invece no. Chi ci piscia, chi ci fa l’amore, chi ci gioca a nascondino e chi ci dorme. In realtà, in fondo, anche io ci vado a masturbarmi tra una cotoletta e l’altra.
Ieri i miei incubi mi hanno fatto la grazia e mi hanno appoggiato per un dolce risveglio tra ombre di pini in calore e rododendri di maggio che riempiono l’aria di effluvi rinascenti e posticipanti che si tostano il pan grattato. Una fetta di formaggio riempie l’aria di una pasticceria a cui manca l’aria. E il mio micio bianco che fa le fusa all’interno di un forno a duecento gradi mentre il suo pelo diventa nero. È così carino.
Vedo due diversi pianeti: uno che vede al di là dell’oscurità e l’altro che balla una danza saracena piccante. Mi eccito tra salami fosforescenti che mi cullano e mi seviziano ridendo e raccontandosi barzellette religiose e mi sciolgo in una poltiglia di baccalà urlanti per divorarmi le gengive tra conati di peste e rivoli di sangue nero. Che nero!
E quindi tu. Dimmi un po’. Perché? Non perché “cosa”, Perché e basta. E rispondi senza tanti giri di parole. Senza paura. Senza palle.

Club Med


Viaggio per le piramidi di seta nera che aleggiano in mezzo alle rondini in piena migrazione. Chi va e chi viene e chi saluta e chi si stringe la mano da lontano. Rombi pieni di tamburi che cinguettano come libellule in libertà scandiscono i ritmi di una vetta di montagna dove il valzer delle candele si scioglie in una panna montata che mi sorride a labbra carnose e a trentadue denti. E mi mostra l’olezzo dell’alito che ha fame e soffre di incubi quotidiani con le crepe negli occhi. Un fiume di sangue inumidisce i miei sentimenti inibitori e allora me lo cospargo sulla pelle insieme alla Nutella. Un gusto di terremoto s’impadronisce dei miei funghi allucinogeni sparsi tra l’alluce e il tallone e vibro in uno stato di corrente elettrica. Gialla. Giallo ocra. Ocra pus.
L’infezione si sparge nel soffritto di pomodoro e contamina le specie di antipasti più generosi. Cadono come vermi schiacciati da rinoceronti allo sbando e mi suggeriscono una bella salsa da aggiungere all’insalata di cancro.
Polipi assatanati si accoppiano sessualmente con sauri di idrogeno liquido tra rondini congelate che si meravigliano di tanta obliquità.

Il cimitero delle stelle


Le api estraggono il miele dalla fontana della giovinezza che si deduce dalla simpatetica commistione di angeli e risotti al radicchio. Due samurai si sfidano con asciugacapelli tra i denti e giocano a ping pong con una pallina di plutonio arricchito. Una roulette russa, per dire. E una lacrima scende dal cuore di una donna che passeggia sotto lampioni ricchi di solitudine e silenzio. Nell’oscurità il silenzio si muove e danza un tango accompagnato da lunghi squilli di tromba cadente come stelle che si danno appuntamento al cimitero vicino alla chiesa sul colle. Nel silenzio cadeva una lacrima che inumidiva un suolo ormai secco come l’anima della statua che vigilava sulla piazza di chi non dorme mai ma non esiste nemmeno. Fantasmi di sogni e incubi si gettano su quella goccia di vita e dolore e ne bevono il sale e l’acqua mentre il grido delle trombe si sparge nell’eco delle montagne intorno. Un sospiro di sollievo si leva dall’oceano di anime che a cascata ringraziano il diavolo e lo mangiano spalmandolo su burro e miele in ossequio alla danza delle rondini.