La lirica di un midollo osseo


Una zona di incesto fangosa si allarga a macchia di sperma incontinente. Libellula osserva disincantata il cielo che si trasforma in pterodattilo e gioca con una bambola di carta gonfiabile. Le nuvole si accorciano e s’inseguono.
Libellula si mangia la bambola e si gonfia come un pallone. Finché non scoppia di febbre giallo ocra. E l’acido di stomaco rimonta alla radice del pene. Un uomo che guarda col binocolo la scena prega la croce per la salvezza della chiesa e la venuta rapida (eiaculazione precoce) di Dio.
Prima che l’incontinenza riempia fiumi e laghi di riso al pollo cinese. La dimensione unificante agglomera la spiaggia di Cristo che pesca le anime sul fiume della morte aspettando di veder passare il cadavere di Satana, ma finora non è ancora passato niente. A parte un gruppo di libellule in cerca della porta della quinta dimensione. Ho detto la verità vostro onore e non posso spiegarla ad altro dio al di sopra di me. Richiedete un saldo per la gonna del vostro paese per aspirare la luce delle vostre saponette. Tutta la verità, solo la verità, sempre la verità, nient’altro. Lo giuro. Sui miei figli. E nipoti. Sono innocente.
Una rocca a strapiombo si erge sulla libellula per pitturare un quadro astratto che rappresenta il rombo di un motore a reazione nucleare. Polifemo getta qualche sasso giù per la strada ma gli è scesa la cataratta e deve soffiarsi il naso. Anche lui soffre di sinusite.

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Fuliggine pelosa


Un’aspirazione sfittica rotante è alla base di tutte le rotte eiaculatorie per far sì che il drago di lino diriga le dodici domodossole in un pertugio scorrevole e le violenti sorridendo di venti piaceri perdenti e sordidi pezzi d’immagine scivolano via senza sapere se il succo di sesso si scioglie in un’aspirina di gomma eterna.
Una gonna sottende allupata il divisorio del portamento lento dall’età dell’innocenza e una fuliggine irosa si deposita nelle mie viscere arteriose e pulisce una giada di color speranza e divido il leggero scroscio dell’acqua che attraversa il Niagara in una montagna argillosa e piagnucolosa. Nera che cola liquido oleoso come pus infetto. Una pestilenza lenta si sparge nella popolazione di genti. La pazzia si sparge come cenere al vento tra acquedotti di lettere e pensieri e gode della gioia epilettica che cosparge le menti addestrate dei cani sporchi di sangue.
Danlio si fa una colazione a base di succo di avena e la voce trema mentre pronuncia la preghiera del mattino rivolto alla Mecca. E un terremoto si ferma davanti alla casbah di Medina ascoltando musica trance e ballando e saltando. Mi ritorno davanti alla cintura di pelle che rotola in mezzo ad un deserto di rigagnoli e serpenti mentre il suono si aggrappa alla bottiglia di soda e avvicenda il divino rigagnolo in allitterazioni virtuali dei sensi all’opera.
I sensi all’opera, i sensi all’opera, i sensi all’opera in una fogna di Calcutta, i sensi all’opera, i sensi all’opera i sensi, che respirano di una feconda soluzione salina.
I sensi surrenali si accingono a vituperare il langostino di rinoceronte che si spiattella una colazione a base di frutta esotica.
Leggermente mi abbaglio
Leggermente mi spengo
Leggermente mi assopisco in una crisi epilettica.