Una pinta di birra


Gaio pinto ti parla con la barbie che prende mance da un mondo annacquato di godimento sfrenato di forchettate al pomodoro Ikea.
Pomodori di cucine sicure in un rilascio di peto di colombe svedesi. Un odore inconfondibile si stiracchia tra lenzuola invecchiate in mezzo alle rolls royce nere mentre si raccontano barzellette sporche appese a stendere fuori dal balcone di Susanna Tutta Panna.
Mentre le antenne si diradano e gli orsacchiotti danzano danze latine i negri si inginocchiano a tagliarsi i capelli col piede di porco le banche giocano in mercati azionari ubriachi di sangue e salse di bambini morti di fame con la puzza di piedi neri che girano nella ruota della fortuna.
Ti piacerebbe? No, nemmeno a me. Però l’importante è che qualcuno freghi qualcun altro, mentre un confessore si pente davanti all’inquisizione per i peccati della moglie. E allora ubriacati e muori, figlio di una libidine tra due toner gay.
Quindi beviti sedici tori alla spina e guida fino all’ultimo girone del Paradiso perché un impiegato sorrida gemendo tra lacrime di gioia fino all’ultimo sangue blu

Otello e il sospiro di una corrente elettrica


Mentre una lacrima scorre tra le dita di una banana liquida mi fermo a soppiantare una trombetta triste. Una caramella si fa bella per una notte di stelle cadenti e bruchi negri. Stelle filanti e filari di rose incantate scivolano via in una pazza gioia technicolor. Sfrecciano luccicanti da un cappio all’altro del collo degli impiccati della strage del sabato sera. Un libertino andante se ne andava al concerto degli Strafolk e masticava una bartelbum tra i denti. Alla mezzanotte della stessa ora si levava dal cielo un urlo di vampiro in pieno godimento fisico. Era la prima volta che Drappola veniva. Era in piena crisi adolescenziale e anche lui sarebbe finito allo stesso concerto dove sangue e stelle si sarebbero baciati in uno sfiatatoio ricolmo di grandine di neve oscura.
Il clown triste si siede allora tra le braccia di una medusa ed entrambi si scambiano carezze abbissali mentre gli dei dell’Olimpo guardano rapiti il cosmo che si tira su le coperte e si addormenta per l’ultima volta.