Bianco Natale in una scritta d’alluminio


Una fumata di bianco indica che il Pippa del giorno è stato eletto. Gl’infilano un cappello che è almeno cinque volte più grande della sua testa e una quintalata di sottane e collane e poi lo mandano in giro con una stampella dorata e dicono che è un pastore in mezzo ad altri pescatori di anime. Insomma, meglio fischiare che prenderlo sul serio. Tra un po’ finiremo anche per adorare un triangolino con un occhio in mezzo.
Girotondo casca in testa a una pizza tuberosa che non mangia sassi da una settimana. Tra una distesa di rinoceronti e l’altra fuoriesce da secoli di stitichezza e liquore al limone. Bevo un goccio di rabarbaro al piacere di sesso. Una ripida distesa di zebre mi ricorda l’appuntamento dal cardiologo. Mi psicanalizzo dalla punta del piede alla ripida distesa di una bolla di sapone.
Mi drogo di barre di cioccolato mentre scrivo una lettera di demotivazione ed elenco le mie esperienze erotiche in un film porno. Dichiaro in alto la cosa più importante, l’aids, che mi permetterà una rapida assunzione e carriera all’IBM dato che loro accettano la diversità. Perché non siamo razzisti quando ci ammazziamo a vicenda per un posto di schiavitù. Quella è stata abolita e allora preghiamo insieme al pastore pescatore affinché la pace regni nel basso ventre della scrofa semiliquida fumosa di fumo rosso.
Parlo con le lettere dell’alfabeto gesuitico che va dall’aramaico all’inglese post moderno in un circo di equilibristi gay.

Girotondo


Il caso vuole che una soffitta ci mostri un’ondata di pipistrelli che vola in mezzo alla neve e si metta di traverso con una voce di cori celtici.
Una voce che viene dal passato che ritorna eternamente mi ricorda la fugacità della vita che muore.
Una scarpa assordante che sa di chitarra elettrica suonata in sottofondo.
Un sottofondo alle mie poesie senz’autore. Porca puttana, cosa ci faccio qui? Faccio uno spezzatino di rose blu senza spine. Un tonno senza lische. Tutto ciò mi permette di sentirmi come un ragazzino al suo primo appuntamento.
Il ritmo di una batteria impazzita mi solletica i timpani e i timpani comandano braccia e gambe che non smettono di muoversi come un burattino a cui si fa il solletico a ritmo di musica.
Ballo finché la puzza di ascelle non assomiglia ad un soffritto di aglio e cipolla. Un bombardamento di costolette di maiale e ketchup, quello era il ritmo di un batterista col mal di denti. Non so perché non potevo fermarmi. Un Dio sadico mi aveva messo nelle mani del mal di denti e lui, tramite me lo sparava fuori e io, tramite lui, potevo entrare in uno spazio psicadelico di mille suoni e colori che affogano insieme in uno stagno di puzzole avvinghiate e sanguinanti.
A un certo punto avevo voglia di lavarmi i denti per sentire un po’ d’acqua e menta che mi dessero voglia di pisciare carne e sangue insieme ai denti del pazzo. Recitai un mantra buddista e dopo un po’ il batterista pazzo evaporò insieme alla batteria e alla soffitta e rimasi a ballare in una strada piena di gente.