Il calice stronzo della buonanotte


Buonanotte fiorellino. Che il siluro della felicità possa contare le sue baracche anche questa notte di stelle e di peli di culo. Noi viaggiamo nei quadri siderali e mungiamo mucche di pastafrolla per mangiarcele in una toilette di varichina. Se poi ci viene la diarrea, allora, esageriamo e diciamo “pronto soccorso” e lo diciamo spingendo una porta spezzata dalle lacrime di gioia per un intestino latrante.
Cani azzannano le purghe staliniane in campi di lotta libera neuronale dove pazzi gridavano al cielo aperto in buchi neri di odio e lurida morte incestuosa. Matti in camice rosa si trascinavano in pantofole sul pantano siberiano e perdendo per strada pezzi di dita congelate senza accorgersene. E si sturavano il naso, mentre bombe nucleari si stringevano la mano in summit californiani tra tavole da surf e cocktail da spiaggia. A quel tempo io mi chiudevo nelle maglie storte dei leoni delle palafitte e pensavo che una spiaggia di cemento bianco non può essere fatta di altro che di latte di capra.
Fu lì che volarono frasi pesanti tra trichechi che giocano a scacchi con la morte. Pirati della luna che sporcano fanti di picche e assi di stronzi dalle rosse labbra turgide per una penetrazione soffice e letale. Venditori di cuscini. Nient’altro. Con violini che ballano una danza sorniona in una Grecia antica tra filosofi froci e discepoli cornuti che si lavano le labbra in succhi d’uva del Salento. Scoppio. E vado a fanculo.

Prozac


Un lunedì delle ceneri mi ruota attorno alla testa. Un giorno da Prozac. Il santo Graal di fine ventesimo secolo insieme al Viagra. Oggi è una giornata in pillole. C’è da prendersi anche un po’ di testosterone e tutto il mix ormonale che possa metterti di buon umore, ma in fondo hai solo voglia di morire.
In una scatola di cellophane.
E quando ti chiedono quella domanda stronza “come va?” cioè “Fanculo”.
Ma voglio dire “cazzi tuoi mai?”.
Questo è il lunedì vero. Non quello che finisce su facebook con le faccione stronzamente felici, anche di lunedì, anche sotto la pioggia, anche in una gabbia elettronica.
Cazzo ridi, idiota.
Con le foto delle vacanze?
Fatti una foto ora, in questo momento con una webcam e dimmi com’è la vita.
E quando torni a casa per ridiventare umano non avrai due giorni, no, avrai qualche oretta durante la quale cucini, mangi, fai i compiti dei figli, litighi con un’eventuale moglie o compagna o marito o compagno, poi dopo di scopare se ne parla, poi vai su facebook a dire due cagate e far vedere quant’è fica la vita.
E domani di nuovo “come va?”
“Bene. Figata” mentre ti riempi la tazza di caffè facendo commenti sul culo di qualcuno, se ci sei in confidenza o su chi va su e chi va giù per le scale del “si salvi chi può”.
E allora affondiamo in fondo all’oceano mare sognando una vita migliore finché semplicemente questa non se ne sarà andata. Che faccia di palta quelli a chiamare la prossima “miglior vita”. Ci sono stati?
Io ce li manderei tutti, quelli che usano quest’espressione. Così, per farli contenti. Non occorre neanche l’eutanasia. Botta in testa e via. Lavoro pulito.
Votiamo il partito dell’amore, arruoliamoci nell’esercito di Silvio.
E conquistiamo la luna di traverso di una contabile che è diventata miss USA e che d’ora in poi sarà nella “vita migliore”.
Ha creduto in un progetto. Ed è uscita dalla merda dei “lunedì'”.