Cado facilmente


Cado. In un abisso lungo un’unghia di tartaruga. E vedo. Occhi brucianti in anime di argilla.
Lo spazio crea un vuoto e l’immaginazione lo riempie di sogni. Per quello mi ritrovo a giostrare con Tango intorno al deserto dei Tartari pelando una pastasciutta diafana. Anche Renzi dice questo. Renzi dice tutto. E l’Italicum lo dimostra come una patatina arrosto in mezzo a cunei poliformi di morti putrefatti al grasso di prosciutto cotto. Una patina di brillantina può organizzare gli avvenimenti intorno a Facebook, mentre Twitter aspetta la propria morte. M’interrogo sulla fine di un’anatra arrosto circondata da lupi affamati. Cioè, voglio dire, avrà abbastanza spermatozoi per raggiungere l’ovile?
Anche questa è una domanda a cui risponderà la meccanica quantistica nelle sue derivazioni apologetiche. Di conseguenza finiamo in scimmie che mangiano noccioline e si grattano le sopracciglia con trapani di consistenza allegra. Anche la Madonna mangia la yucca e allora, dopo aver saccheggiato le dispense di faraonesse e linci con la messa in piega mi ricordo che mio nonno mi diceva che la guerra porta fame e preghiere, ma mai tramonti di un rosso scarlatto.
Pieghiamoci senza spezzarci perché se ci spezziamo non serviamo più al sistema, ma bensì possiamo …. Boh.
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Una promessa scorretta


Una farfalla zoppa si accinge a librare nella pentola di un tapiro urlante, mentre le catene frustano gli occhi di una ragazza che non vuole vedere né sentire. Il mondo gira ma le palle restano attaccate a un testicolo marrone e rosso con un occhio guercio. In fondo anche stare a sentire la radio prende un limite di decibel non indifferente che mi parla ad un orecchio e mi dice “Scoppia ora che puoi senz’aspettare che Facebook te lo permetta” e io penso a quanto è bello il mondo Facebook dove tutti sono felici e sorridenti e pensano positivo e amano la vita e la vita è solo bella. Che bello sarebbe rendere pubblica la depressione. Perché non si fa? Perché è troppo contagiosa
Torniamo alla libellula che viene alla fine soffritta in mezzo ad un brodo di sperma bianco lattice insieme al preservativo e alle anime spente dell’inferno rosso. Ho bisogno di musica nelle orecchie per dimenticare la vita. Ho bisogno di sperma per uccidere un’anima di note armoniche che non parlano che di sonno eterno, e ballano un ballo scozzese che porta indietro nella magia celtica. Un violino tzigano mi porta in sogno attraverso colline alberate in una bruna faccia appesa alla finestra che mi fissa attonita.
Scoppio ora che posso in una bomba dai mille pezzi di stelle che si votano a vicenda e formano una democrazia che riposa in pace sul cimitero delle anime di facebook che muoiono gioiosamente nella festa della guerra quotidiana in un macero che lentamente le trasforma in fango industriale riciclabile. Un decomposto che verrà poi rimesso nel ciclo produttivo senza l’interferenza. Cosa succederebbe se il Vaticano proclamasse uno sciopero globale?

Prozac


Un lunedì delle ceneri mi ruota attorno alla testa. Un giorno da Prozac. Il santo Graal di fine ventesimo secolo insieme al Viagra. Oggi è una giornata in pillole. C’è da prendersi anche un po’ di testosterone e tutto il mix ormonale che possa metterti di buon umore, ma in fondo hai solo voglia di morire.
In una scatola di cellophane.
E quando ti chiedono quella domanda stronza “come va?” cioè “Fanculo”.
Ma voglio dire “cazzi tuoi mai?”.
Questo è il lunedì vero. Non quello che finisce su facebook con le faccione stronzamente felici, anche di lunedì, anche sotto la pioggia, anche in una gabbia elettronica.
Cazzo ridi, idiota.
Con le foto delle vacanze?
Fatti una foto ora, in questo momento con una webcam e dimmi com’è la vita.
E quando torni a casa per ridiventare umano non avrai due giorni, no, avrai qualche oretta durante la quale cucini, mangi, fai i compiti dei figli, litighi con un’eventuale moglie o compagna o marito o compagno, poi dopo di scopare se ne parla, poi vai su facebook a dire due cagate e far vedere quant’è fica la vita.
E domani di nuovo “come va?”
“Bene. Figata” mentre ti riempi la tazza di caffè facendo commenti sul culo di qualcuno, se ci sei in confidenza o su chi va su e chi va giù per le scale del “si salvi chi può”.
E allora affondiamo in fondo all’oceano mare sognando una vita migliore finché semplicemente questa non se ne sarà andata. Che faccia di palta quelli a chiamare la prossima “miglior vita”. Ci sono stati?
Io ce li manderei tutti, quelli che usano quest’espressione. Così, per farli contenti. Non occorre neanche l’eutanasia. Botta in testa e via. Lavoro pulito.
Votiamo il partito dell’amore, arruoliamoci nell’esercito di Silvio.
E conquistiamo la luna di traverso di una contabile che è diventata miss USA e che d’ora in poi sarà nella “vita migliore”.
Ha creduto in un progetto. Ed è uscita dalla merda dei “lunedì'”.

Il poro


Quando l’aria esplode il dolore è magnifico. Una punta di diamante nel petto si scioglie dentro un urinatoio.
Al gran ballo delle cimici si sottende una pagina facebook e danza la principessa delle parmigiane insieme alla scamorza al limone. Finito il ballo tutti fanno la scarpetta e un odore intenso di culo si sparge nella sala gaia in stile barocco decadente. Un filo di carta igienica inonda il cielo incravattato.
La serata di gala si riempie di escrementi di diamanti grezzi che fioccano dall’alto e dal basso. Come in cielo, così in terra.
Un’aria azzurrina si espande come un alito di acciuga tra i festanti e tra le coppie in attesa di diventare coppie. Mentre le coppie in attesa di scoppiare bevono litrate di alcol per uccidere l’odio che traspira dai loro pori e che li circonda di nubi fumo di Londra.
Fu lì che un esercito di vermi in uniforme blu li circondarono e li attaccarono. Il sangue scrosciava come una diga rotta e il profumo della morte si sparse su tutto il pavimento dove i vermi vennero schiacciati come vermi. E i vermi più grossi vennero schiacciati come vermi grossi. Fu un avvenimento scandaloso. Che suscitò grandi titoli sui giornali di moda. Poi tutto come prima.

Scaccola pelosa


Un canto peloso si erge dalla lirica delle mutande e scopre avvenenti ore che passano senza lasciare tracce nel tempo.

Una bella castana passeggia per le strade dello spazio e urina allegramente tra una nave e l’altra sollevatasi la gonna e inquinato il mare un po’ di più mentre i pesci aspirano liquidi genitali. Ella parla con un pallone aerostatico che scende pelosamente dal gatto spaziale satollo di piramidi egizie e di bruschette al basilico.

Piove. E l’aria si solleva. E la pioggia si distende sollevata da un materasso rock.

I battelli applaudono una scena fantozziana e si sbattono le vele, domani chatteranno su facebook ringraziando i polipi marinati delle loro cortesi barzellette sporche d’inchiostro simpatico.

Dodici pulegge si dilettano con pulzelle di altri tempi e inondano di bianca panna montata le montagne aderenti il sole caduco e cadente.

Divertiamoci ad impazzire, lentamente degustiamo questo piatto fusion dove il cervello fonde l’atmosfera lounge di mille zanzariere

Dottore è grave?

No si figuri, un cancrino capita a tutti. Uno starnuto e via.

Ah beh si beh. Ah beh, sì beh.

E avanti un altro cretino