Il guerriero dell’alluce


Veterani di maglie in brodo lottano con esigenze anteriori al pagamento di una bolletta della luce e gas per morire asfissiati in un’inchiesta dell’associazione consumatori. Definitivamente alterati si rivolgono ai santi in paradiso tra una siesta e l’altra mentre la cucaracha si aggira silenziosamente tra le olive della cucina e i peli pubici di un’adolescente in calore.
Per questo le cipolle soffriggono e traggono dagli assiro-babilonesi lo zenzero di cui ha bisogno il mondo per proseguire sulla strada dell’emergenza sistemica in cui i terremoti si sommano ai maremoti e l’umanità vacilla tra i mal di testa e i mal di mare. Personalmente sono più a favore di questi ultimi e quegli altri. E per evitare di strangolarmi con una lametta fosforescente mi guardo l’ultima partita di calcetto trasmessa in mondovisione dalla parrocchia di Santa Chiara Addolorata Per Le Doglie Da Parto. Preghiamo fratelli.
Preghiamo perché un giorno si possa vedere il culo dell’annunciatrice del telegiornale della sera. E che le esploda durante i bombardamenti in Iraq.

Credo in un solo Dio.


Una dolce voce zuccherosa mi suade. Dicendomi che piano piano la pioggia arriva. Bagna l’intelletto e scende per l’intestino. Ma che bisogna mangiare magnesio. Mi bagno la lingua. In bagno. Mentre mi appendo alla lampadina e accendo la luce. Un fulmine arieggia il mio cervello. Ce l’ho sulla punta della lingua e ti bacio con passione selvaggia.
Caro barone Von qualcosa. Ora torno in bagno a fare qualcosa.
Cosa non lo so. Le alternative sono tutte carine e magari farò tutto quanto. Mi licenzio e mi metto a scrivere un delirio con il coso in mano. Lo smartphone.
È un oggetto sensuale e eccitante. Che vibra e si muove dentro di te e che penetra le rose e le spine del tuo fegato. Depura l’acqua sporca e sostituisce i tuoi nervi con i suoi. Pensa al tuo posto. Risolve, affronta i problemi e prende decisioni che tu non prenderesti mai.
Vive al tuo posto e tu ti osservi, contento, finalmente sollevato dalla responsabilità della vita e finalmente muori piano piano, anzi, evapori e lasci che Apple e Google mastichino il tuo cibo e godano amplessi e amino al tuo posto. Fino a quando non sarai altro che un terminale della Grande Anima e sarai quotato in borsa, comprato e venduto con un marchio di fabbrica. Avrai comunque dovuto scegliere se appartenere all’uno o all’altro.
E questa sarà una dura decisione. Poi tutto liscio. Come l’acqua di fogna. Che esce dal fiume per riversarsi in un’altra e così via. Pace agli uomini di buona volontà. Noi crediamo. In un solo Dio. In un solo Computer.
Una dolce voce zuccherosa mi suade. Mi dice che c’è un messaggio per me.
Che lo trovo in fondo al culo. Da lì capisco che ho un bug.
Non vado dal medico, ma dall’assistenza clienti.

Tredici morti camminan sul tetto


La gravità scinde il mattone e decide di riportare in vita una granata della prima guerra mondiale a occhi chiusi. Ciecamente si spoglia delle sue vittime e si unisce in matrimonio con il mattone piantato su un cimitero. Un mattone conficcato nella testa tra le labbra per non amare fino al cervello per non sentire. Il fallo matrimoniale concepisce urla di passione mentre la folla acclama in festa la verginità perduta ai giochi della felicità. Evochiamo solennemente le giunche che scorrono sull’acqua della voluttà per perderci grassamente tra fili d’erba della foresta amazzonica e mangiare festosi pranzi natalizi tra la pubblicità del samsung tre e dell’i-phone cinque.
Perdiamoci e regrediamo allo stato di giunchi paludosi tra serpenti che sobillano le folle per portare il veleno alle loro bocche e cantare di gioia per il dolore confuso con l’orgasmo.
Armiamoci popolo per una classe dirigente sadomaso che mangia dalla bocca e mangia dal culo. Scoppiano di sangue succhiato dai morti che camminano e urlano la loro rabbia per non poter succhiare di più. Giochi della fame alle olimpiadi del Golgota si sfiorano la mano per assicurarsi la vittoria. La vittoria non lecca il culo.

Il lavoro rende liberi


Una classica oca da viaggio si mescola con grappoli di vino per bere una sostanza gialla dall’acido sapore di acido urico. I gargarismi le servono per sudare sette camicie e volare da un porto all’altro e portare valigie di gessi e atletiche sottane di bronzo colorato. Una bevuta di orgoglio liquido soffia sulla comunità d’indiani d’America che pavidamente si succhiano il pollice dopo una lotta col culo di Custer per la conquista di fort Alamo durante la rivoluzione messicana.
Sì cara mia bella trota acquistata in Sardegna durante un’escursione sulle Antille olandesi, mi vogliono tutti bere ma io rinuncio alla cascata di soda caustica per migliorare l’aspetto della saliva che sale su per i condotti dell’Aeronautica Militare dove due generali sono trattenuti in un bordello indiano in attesa di processo per aver ammazzato due famiglie di serpenti di fachiri yogi che li usavano per ipnotizzare e borseggiare i turisti italiani e congolesi.
Il malleolo di una strega passeggia per la corona militare di un assiro babilonese in pensione che fuma canne di catrame liquido e svuota le pezze di pneumatici usurati nella nuova Caledonia prima che gli aborigeni ne prendano possesso sotto l’egida del corsaro turco. Assurdo si dipinge le unghie prima di andare a battere il marciapiede con un martello pneumatico e spompinare la castrazione bellica di un baffetto arrogante e che sputa, eletto tra i leghisti che propone la sterilizzazione di massa dei topi di campagna dopo averli fatti lavorare affinché si sentano liberi

Soffio in una cannuccia e deliro ardentemente


Seguo una vivida sponda della mia vita e trovo una serie di personaggi ambigui che sembrano usciti da un film western degli anni ’50 che si aggirano sulla spiaggia. Tutti rifanno la stessa strada all’andata e al ritorno e ripetono gli stessi gesti, si vedono, si sparano, e riprendono ad andare a cavallo, al ranch, al saloon e di nuovo in spiaggia. Allora chiedo a uno una sigaretta, questo mi guarda e se ne va dritto come se non appartenessi alla situazione. Allora lo fermo e gli chiedo se per caso sua moglie ha le mestruazioni. Questo tizio ha la faccia tipo aquila, affilata e col naso aquilino, fronte alta, pochi capelli in avanti che sbucano da sotto il cappello bucato, un gilet marrone sopra una camicia rossa a scacchi. Mi guarda come se vedesse un orizzonte lontano, come se sentisse la voce ma non vedesse la faccia. Cerca di mettermi a fuoco. Stringe le palpebre. Butta la sigaretta e mi sbuffa in faccia. E tira dritto.
Allora vado da un altro. Stessa scena. A quel punto vado da un altro e gli tiro una sberla. Poi un cazzotto allo stomaco e poi gli tiro un calcio in culo. Questo cade a terra. Si guarda intorno cercando qualcuno e poi tira dritto accelerando il passo. Allora vado al Saloon. Mi servo una birra da solo, poi un’altra, poi un’altra e me ne vado ubriaco. Uno sceriffo mi dice di andare a morire ammazzato. E io gli rispondo che sono già morto.
La notte scende tumultuosamente parlandomi di scene di sesso. E mi guarda dall’alto di un bagno semisecco che pronuncia bestemmie che fanno ridere i polli. La cannuccia di coca cola mi prende per l’ano e mi inietta milioni di piccole bollicine che sanno di peste nera.
Oreste ci aspetta

Una gonnella in calore osmotico


Prude l’orecchio del presidente. In una folla folle che lo abbraccia e ride si tritura le spalle di formaggio intergalattico ed esplode in una scorreggia salata che uccide alcuni bambini troppo vicini alla fonte di calore. Morti per osmosi tecnica, questo il referto medico che chiuderà l’inchiesta sul culo del presidente.
Una lirica commerciale si sposta nel soffio di un tornado di noia mortale tra thè e barbiturici di un’attrice col raffreddore. Immortalata su pepe verde in abito da sera si pavoneggia nell’auto di calamari sotto un sole caprino. Salta lucciola della folla per una folle folla di applausi che significano gloria e microonde per un caldo calore della tua sottana.
Il bianco e il nero trasformano le sottane in un unguento di mille coriandoli appiccicosi e s’intersecano baciandosi caldamente lungo il tracciato di una montagna russa in cima alle montagne tempestose. Un’unghia si brucia lentamente friggendosi le ali tra un bombardamento e l’altro di aglio piccante che condisce e odora di spezie due amanti che amoreggiano in cucina finché lei non gli fa un pompino mentre lui mescola il pasto della sera.

Il salto del ruscello


Un pasto di ieri si stempera contro la follia di oggi che mi tocca gli artisti neuronici in modo dittongo. Vedo la mania sulla Terra scopare un pentolone di birra a secco. Un lupante cretino mi provoca l’epistocentro per farne una mucosa intestinale. E allora ridiamo insieme in quella che è la pasta al sugo della terra.
Nel buio mi sfracello contro il pavimento e dissocio la mutanda intestinale dalla ghiandola surrenale di Egisto. Il trisavolo si succhia una canna da zucchero mentre il pleistocene arriva in ritardo. Vogliamo su un’era glaciale mentre pattiniamo nel deserto di luce radiosferica. Un pallone da kinesista si stampa sui quotidiani del mezzogiorno d’italia. Enunciamo le vittime della grande guerra gastrica tra fiori e libellule. Grassi vermi si dividono i resti di mammelle di mucca tra dotte discussioni sulla sfericità dell’universo e teosofie distorte della realtà multidimensionale.
Percio’ cambio canale e guardo il grande pratello in un urlo di angoscia che scorreggia cipolle e chips alla paprika uccidendo una mosca che si trova vicino al culo. Stamattina mi sono alzato e ho mangiato briciole di quella mosca leggendo il giornale su google. Esperti di ogni parte del monto interstellare si danno appuntamento a rimini per una tre giorni di bancherelle e puttane. I nuovi barbari scendono dalle scale di un precipizio che porta nei petali di una violetta affumicata. Oggi mi mangio il salmone che sta tornando a nuova vita in frigo.