Un giro di boa


Nel mare oceano che si stende tra le mutande e le carote vedo emergere una conferma istituzionale che brancola nel buio di sonde elettromagnetiche con le palle fuori dalle orbite. Di conseguenza mi trastullo il bigolo in aria impiccato ad un palo della luce mentre le onde musicali mi trasportano fuori dalle grazie di Dio e pendo con un sorriso allucinogeno e dondolo al suono di una campana che suona a morto e resuscitato. Così com’è d’obbligo dopo morti.
Grazia rigoglia bolle d’acqua sulfurea mentre inspira peti e preti spretati sensuali e violenti tra foglie amazzoniche e oli essenziali di menta piperita. Grazia ha allucinazioni extra sensoriali e volta tra gli spiriti dell’amazzonia equatoriale per incontrare Dio e il suo esercito di api regine con problemi di obesità latente.
Il Botswana è il sedicesimo stato di sua Maestà la regina delle passere di gomma da masticare. Lì la legione straniera sposa Mao Tze Tung e promulga l’editto di Costantino sulla parità dei sessi anali col bollino del papa e dei padroni del Tempio templare. Mi muovo lentamente nello stock azionario che sorregge lo stato del mondo e ride allegramente di nuove legioni comuniste.

Un genio peloso, due campari, un pollo sbucciato.


Una mela sbucciata mi appare davanti alla torta nuziale per augurarmi il peccato mortale se mi piego alla stanza del figlio crocifisso nell’unità di una croce uncinata. Melograno e melo gratto per meglio sentire il prurito di un’urna funeraria di peni e patate al forno. Mentre le farfalle ridacchiano al sole.
Ofelia si batte contro un pigiama a fiori senza chiedersi il senso delle carote finché un fulmine a ciel sereno non inchioda il padre alle sue responsabilità elettive. Un sindaco che piange è come un chiodo che caga. Entrambi hanno la puzza sotto il naso. Per cui Ofelia si ritira di buon grado col suo nuovo consorte nell’ascensore di una rolls-royce a fare un sabba di pippistrelli e marmellate marcate Ovidio.
Parloti d’amore Marilù. E ti dico e ti chiedo di darmi un pezzo del tuo stivale per pulirmi le gengive da tanta cioccolata che sfregiò la tua vagina infernale e la tua pedicure così ben attillata. Ti amo e ti proteggo dalle mille sventure di una vita piazzata in telefiga col Cristo che ti ama anche lui dall’alto di una baracca che crolla su effluvi di diluvio universale siccome anche oggi piove. E torna a battere che voglio comprarmi una WII.
Un abbraccio stretto stretto alla scopa mi riporta in una Terra focosa e gioconda dove il Carnevale del cuore equivale ad un pollo scotennato e ridente, ma sdentato.