Fior di pisello


Cado e mi auguro Buon Natale dal profondo della fogna dell’umanità, dove la melma di confonde all’orgasmo di piccoli esseri che scopano i pianeti della via lattea giocando a domino e intessendo i destini di Dio con la magia del nonno Merlino. Le sottocomiche del fior di loto mi azzannano le membra disossate da piccoli vermi multicolori che mangiano sassolini di chewingum buttati per strada da cantautori impegnati politicamente.
I corvi di re Baldovino si giocano a carte le menti sublimi di un cesso ovale che sogna di diventare un cesto da pallacanestro, un giorno non lontano. Nel frattempo inghiotte palloncini da basket senza rompersi i denti. Il nutrimento di una giovenca balla nello stomaco di un giocatore di football americano che canta una lirica il giorno del grande Bowl e fa meta in trentasette minuti dopo aver fatto il giro dello stadio inseguito dai telespettatori.
I fratelli gemelli dei siamesi di Kim Duo Fan Cal si giocano i testicoli a rosicchiarsi i piedi per una bambolina vestita da cantante rock. Tra chitarre e suoni cacofonici mi prendo una bistecca al sangue e urino sopra i milioni di gatti e di cincillà che mi stanno ascoltando e bevendo. Dopodiché tirano lo sciacquone e ci dormono su

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Mangia marmellata di spine di rosa pallida


Un letto di spine s’eleva sul mio sogno mattutino e cola sangue nel gabinetto elettrizzato di ricevere la musica di un sitar.
Vedo cumuli di terra viaggiare nella moltitudine di carte credito scadute e grandi chiavi grandi come bambini di dodici anni godere di bambine cadute dal cielo da paracaduti a forma di feti multicolor comprati a una bancarella del mercato delle pulci dell’aviazione.
Vedo. Vedo luci abbaglianti sulla testa di Cordero, il mio collega d’ufficio, alto un metro e un tappo e che come al solito compensa l’altezza con la carriera. Ha degli occhi che mi ricordano Tom Cruise, ma si chiama Chris Pioggia. Come nome potrebbe far carriera in politica o nella mafia americana. Come tipo ha voglia di tirare cazzotti a destra e a manca ed è divertente anche quando s’incazza. Che ti azzanna la caviglia e non la molla più. Cerca di sedurre un’altra collega la quale gli ha fatto capire che non cerca uomini sposati. Ma mi chiedo cosa gli avrebbe detto, o dato, se fosse stato uno e ottanta.
E piove miopia in un ufficio che suona chitarre rock da mane a sera. E dove ciascuno mangia briciole di potere come formiche affamate che cercano di costruire il proprio feudo. OMMMM my friend.
OMMMM anche a te. Che leggi e che speri. Che preghi e che non sai dove andare e cerchi come me. Un dio o una banana che ti guidi in una foresta di Satana tra una sniffata di cocaina e un capo in giacca e cravatta. Inginocchiati davanti ad un cantante di pietà e puttana. OMMMM amico mio.
Che il sitar dell’attenzione discenda su di te e risvegli la fortuna delle larghe intese per colmare il deficit di attenzione che caratterizza il tuo cervello mentre ti masturbi guardando una lingua di bue a doppia coda e frustandoti con un gatto a nove.
Apri il frigo e gli animali morti ti salteranno addosso mentre una voce indiana ci masturberà i timpani. Solenne stupido che ti gratti mentre leggi e mangi polpette di calli e duroni divertiti di essere stati allevati a grasso alcolico e canti d’opera fiamminga.