Un bacio a tressette col porto


Un bacio al giorno toglie le braghe di torno e suggerisce un capotondo sporco a una valletta impunita che vuole essere picchiata per eccitarsi. Nuove tecniche di analisi virtuale si affacciano nel mondo del sesso dove la produttività è costante. Nella neve di Natali fruttiferi di emozioni ingessate che vogliono amarsi in un mondo notturno ma alla luce del sole. Aliene speranze di un mondo lontano. Animali ogm che migrano da un tumulo di rocce scoscese vi augurano buon anno e tante lacrime, sangue e rock crocifisso in un tubo in muratura armata. In fondo è per questo che i droni non sognano pecore elettriche. Hanno nostalgia della mamma.
Perifrasi che non aiutano la comprensione del testo di Dio. Morali che fanno seghe ai paradisi fiscali dove giacciono i tesori dei pirati. Un’economia basata sull’armonia di cielo e terra e biscotti al gianduia che solleticano il pisello di un castoro sfigato.
Mi riverso la saliva in un fiume di sangue che cola e sprizza desideri dalla lampada di un genio rammollito. Isidoro mi chiama dal fondo di una pizza alla mozzarella di bufala e mi sfregia un occhio per insegnarmi ad amare il mio nemico e soprattutto il mio amico. “Così taglierai una fetta di prosciutto per l’aria che tira in un concetto sopraffino di feci che piovono dal cielo in burrasca”. Ci baciamo in bocca perché l’amore oltrepassa i confini di un corpo frocio. E ci auguriamo buon natale.

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Cuore di donna


Mi crogiolo nella sofferenza di un pollo fritto che fugacemente guarda una capinera che violenta un passero da strada e le mie emozioni vanno su e giù, giù e su e da est a ovest ribollono in pentola tra Erinni urlanti che piangono e avvolgono il cielo con gli occhi per farne una benda per un neonato e lo donano a un padre in fasce. Una casa nella prateria muove milioni di costole di animali stanchi di essere sospinti dal vento di un flauto magico e di ballare senza sosta. Auguri amici miei e Buon Natale, con famiglie di colori che possano liberarvi dalle paure di un topo bianco impigliato in una ragnatela notturna. E svegliarvi assonnati ma felici dopo anni di torture e pantegane e prostitute piene di salici piangenti.
Morite per rinascere in un anno di Babbi Natale che non ti faccia fuggire da responsabilità più grandi di un papavero che fuma oppio e fuliggine d’industria siderurgica in un atelier di pittura classica. La musica suona il suono delle parole che penetrano nelle mie vene sempre più lucide e portano con se stelle cadenti che colorano un Natale estivo fatto di luci e abbronzature in spiagge dai seni pelosi.
La serratura del mio cuore è un universo di donna che prega notte e giorno in ginocchio su un altare di sfighe che le trapassano il cuore con cunei appuntiti e le fanno scendere lacrime di ragù fino alla vagina che le riassorbe in un ciclo di vita e di morte e di sentimenti di sesso e foglie autunnali. E, e, e, e tante cose che passano in un’anima sporca e innocente. Una bambina che gioca nel fango e si diverte senza sapere cosa le resterà incollato addosso. Prega e si sposa senza sapere cosa le resterà incollato addosso.

Fior di pisello


Cado e mi auguro Buon Natale dal profondo della fogna dell’umanità, dove la melma di confonde all’orgasmo di piccoli esseri che scopano i pianeti della via lattea giocando a domino e intessendo i destini di Dio con la magia del nonno Merlino. Le sottocomiche del fior di loto mi azzannano le membra disossate da piccoli vermi multicolori che mangiano sassolini di chewingum buttati per strada da cantautori impegnati politicamente.
I corvi di re Baldovino si giocano a carte le menti sublimi di un cesso ovale che sogna di diventare un cesto da pallacanestro, un giorno non lontano. Nel frattempo inghiotte palloncini da basket senza rompersi i denti. Il nutrimento di una giovenca balla nello stomaco di un giocatore di football americano che canta una lirica il giorno del grande Bowl e fa meta in trentasette minuti dopo aver fatto il giro dello stadio inseguito dai telespettatori.
I fratelli gemelli dei siamesi di Kim Duo Fan Cal si giocano i testicoli a rosicchiarsi i piedi per una bambolina vestita da cantante rock. Tra chitarre e suoni cacofonici mi prendo una bistecca al sangue e urino sopra i milioni di gatti e di cincillà che mi stanno ascoltando e bevendo. Dopodiché tirano lo sciacquone e ci dormono su

Una banda di bassotti a zoppo galletto


La Bossa Nova si scatena in una corsia altalenante dell’ospedale San Santone dei Testicolamenti Aggiunti da Grattare al presidente durante una parata militare. Segovia mia bella. Segovia nell’antro dei cieli. E pece in terra agli uomini di buona voluttà. Noi ci beiamo. Ci glorifichiamo. Ci rendiamo mille grazie e valorizziamo la cioccolata fondente.
Mille grazie presidente. Anche questo governo salva le apparenze di un cioccolatino bianco da spremere sul seno di una consumatrice di spezie. L’Arabia Saudita veleggia verso l’oceano pacifico strizzando l’occhio alla voce stridula delle sirene di Ulisse. Mentre l’Iran mostra il ditino un giorno sì e due no Zeffira gioca al girotondo con le amichette della scuola e gli alberi ridono serenamente a un cane a stelle e strisce che marca il territorio dal cielo sopra una Berlina.
Ieri giocavo a tressette col morto e gli ho chiesto cosa dicono di noi gli stranieri. M’ha guardato storto e mi ha spezzato un braccio. Buon Natale agli allineati della sponda nord ovest dell’oceano artico. Mi fondo in una nocciolina che sa di big babol alla coca, e la Novartis mi guarda dalla telecamera aspettando un futuro cliente. Normalmente non mi faccio queste domande. Ma oggi va così.
Fuori c’è il sole, invece in ufficio piove e c’immergiamo con le pinne a caccia di struzzi.

Ho riscaldato il mio cervello al microonde


Scoppio nell’ambito di un fantasma. Mi lascio andare alla follia che alberga sempre più padrona della mia mente e lo spazio mi sembra un grande vallata di fumo e alcol. Un grande buco dove il niente diventa e basta. M’abbandono alla lanterna dell’amore che scivola dolcemente su uno zucchero a velo di alito positivo. Un ambiente diverso. Fatto di gruppi elettrogeni e allucinogeni. Dove il sonno non alberga più. La notte è un immenso soffitto bianco mentre faccio l’amore con una chitarra elettrica e fondo i miei testicoli nell’assolo di una canzone che spacca i timpani ridondando come una campana a morto. La televisione continua a trasmettere mentre chiudo gli occhi e il telecomando cade dalla mia mano sinistra. Gli occhi finalmente si chiudono sul sipario dello sbarco di Normandia. Che ha trasformato un’Europa nel cinquantaduesimo stato degli Stati Uniti. Vedo un dentista che opera una bambina. Vedo il sangue schizzargli negli occhi. Vedo Che il sangue è il suo. Vedo che il dentista muore e la bambina scende e se ne va.

E il silenzio scende sulla mia notte insonne.

Gruppi di mosche s’insinuano intorno alla mia cena scaldata al microonde.

Onde radio si mescolano alle pustole d’alloro che circondano il pazzo che si aggira nella mia stanza mentre dormo e mi guarda e mi osserva e mi seziona come se mi conoscesse, come se fosse una parte di me.

Mi bacia e mi risveglio. M’illumino e vedo. Sciami di luci in una’arcobaleno di suoni color della cenere. Insieme ripuliamo i morti del cimitero. Finché la morte non viene a seppellire il bambino e la trinità divina.

Buon Natale toilette mia cara. Che ogni mattino accogli il putrido fiele che alberga il corpo di un pazzo.

Buon Natale a te, orifizio da cui scende un’ira molle color cenere.

Buon Natale a tutti voi, pazzi. Che sciogliete una mela nella bocca del demonio e fate sesso con un’aranciata di birra semovente.

Mi agito e scopro che il mio sonno altro non è che un insieme d’incubi e sogni agitati dalle note sgangherate di una sedia elettrica. Mi chiudo e mi rinchiudo nel caldo abbraccio delle mie lacrime che pensano a una seconda vita cullate dall’atmosfera di Marte e Venere.

Esco da una passerella fatta di angeli e plano su nuvole di smog al contrario e passo da una nuvola all’altra con le liane come tarzan e urlo un urlo agghiacciante che spezza il mio cuore e mi fa passare dal sonno alla morte.

E mentre osservo il mio funerale penso e ricordo a un tempo in chi non dormivo e sognavo di morire. E sciami di amare mosche lacrimavano in mia compagnia e di una toilette natalizia, forse un regalo di un parente pazzo.

Ora sento che la mia pazzia ride e piange e ama e lotta e siede alla destra del padre e della madre. Prego che la nonna si masturbi sul ventre di una balena rotta.

Solo così troveremo la pace nei sensi di una chitarra rock.