Nella faccia del delirio


Una faccia si gira dall’altra parte mentre i miei sogni spariscono nella nebbia della mattina che con l’avorio in bocca impone ai fantasmi della notte di uscire dalla finestra e li sostituisce con altri di un mondo legato alla terra. Tra piccioni e pipistrelli vestiti da festa in maschera ammazziamo la rustica comodità di un letto caldo con quella pungente di vento gelido e camminiamo tra polveri pesanti e camion autostradali tra pezzi di piombo e panifici che vendono quello che hanno prodotto durante la notte.
Un cane guaisce e un barbone perisce nel cammino verso il posto di lavoro. Insieme a una vecchietta incipiente che mostra al nipote come il cane fa i suoi bisogni e i piccioni mangiano le briciole e la riproduzione si rimescola insieme alle cipolle del soffritto in un brodo primordiale tra galassie che stanno sparendo come i fantasmi della notte nella nebbia mattutina che ha l’oro in bocca e il piombo nei polmoni.
È così che libero la mia immaginazione tra le budella terrene e propongo l’utopia del delirio a lestofanti mugnai e lesbiche androidi di generazioni di tessuti adiacenti che si coprono con coperte della nuova e vecchia Zelanda sognando un osceno pacifico che muggisce onde scatenate e ricopre gli atolli di atomi di pastafrolla meneghina.
Prego. Avanti tu che io non posso.

Annunci

L’anno del carciofo


Mi annego in un pozzo di birra per unire i punti dei satelliti che volteggiano tra i miei capelli e i pidocchi creatori del cielo e della terra, ma soprattutto della forfora grassa. Un volteggio da farfalla e mi incuneo tra il rubinetto e la sala parto di una clinica per cervelli bucati. Verifico i punti che uniscono i satelliti e mi buco una vena per iniettare la droga ogm che viaggerà a velocità sub luce e arricchirà gli atomi di birra per darmi sensazioni spaventose. L’unico rischio è che il corpo esploda. Ma è ok. Il pusher mi ha assicurato che è roba di qualità DOP e viene direttamente da Monsanto.
Mi lecco un orecchio sporco di sangue di bue macellato da mio zio ieri pomeriggio e tutto sommato avevo voglia di un po’ di cioccolato giallo che sa di sudore di gallina. Per quello che il brodo di oggi è così buono. Ho mangiato quintali di tortellini alla crema pasticciera che nuotavano allegramente tra pesci palla e orgasmi di brodo primordiale al sugo di carciofo. Mi sono tagliato la pancia per asciugare al sole il soffritto di burro che fuoriusciva dalle budella color pece e ho goduto del vomito della Carmela che si asciugava le labbra col lenzuolo mestruato.
Sono state feste festose per gli abitanti della Terra di mezzo. E di sopra. Ma non per quelli Di sotto. Loro hanno pasteggiato con ossa di bambino e peli di gatto. Hanno mangiato panettoni di scarto di cuoio e si sono bevuti sangue di Befana dell’anno passato. Si sono rotolati tra dolori e auguri di buon anno sapendo che si tratterà di arrivare vivi al prossimo, ma di lotta di classe non si parla più. Si parla solo di guerra tra poveri.
Il futuro dell’umanità dipende dalla riforma della legge elettorale. È a questo che tengono gli abitanti del calcio in culo. È da questo che dipendono i clienti dei ristoranti romani e i loro dipendenti. Tutto dipende dalla riforma delle circoscrizioni, anche il tuo mutuo. Se si cambierà questa sola legge allora sarà una grande vittoria. La testimonianza che i nostri dinosauri possono presentarsi agli elettori cantando vittoria. E pretendendo altri cinque anni per parlare della prossima ventura. Buon anno a voi, che possiate gemere di miseria al nostro posto. E noi dirvi che abbiamo cambiato la legge elettorale.