Sufi e stronzi


Una novità di plastica si scinde in mille pezzi per diminuire il totale dalla spesa del supermercato e mettere in tavola gli schizzi di sperma di una balena bianca. Ignobile contratto civile che massacrano pinguini vestiti da carnevale a un cocktail di benvenuto alla sauna del centro di benessere che conta migliaia di partecipanti alla Messa del Santo Natale in un’Assunzione al cielo morta e sepolta sottoterra. Mi spiego e m’impiego tra folti salici piangenti che cadono dalle mie sopracciglia e allora voglio dire che una santa erotica puttana non vale una tangente pagata sotto il tavolo.
Una rogna pende dal tavolo dell’impiccato a un tavolo da poker che soggiace alla pizza napoletana senza mozzarella per girare intorno a un’acciuga di veleni partorienti. Perché? È una domanda che non si risponde mai da sola. Deve sempre avere un girotondo di mandolini che cantano da trogloditi in un’aureola santificata alla presenza dell’Altissimo. Un vocabolario da stronzi è maturato in Vaticano.
Passo la mia vita al computer pensando al pane quotidiano e a rimettere i nostri debiti al miglior fornitore di pastasciutta che vende mignotte sotto il tavolo di un capriolo al forno partorito al mercato del pesce. Venticinque anni di rivolte non sono bastate per comprendere l’ampiezza della rivoluzione toscana che ancora oggi semina rivoli di sangue tra vampiri e cani che pregano hallalah ma vanno a rimuginare sul cammino di una vignetta adolescenziale. Preghiamo i sufi affinché rimorchino anche loro vagine in calore e calmino il crocevia di un petrolio a poco prezzo.

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