Mi sparo e mi sturo


Una mano di bambino si strofina contro il muro di una degente dell’ospedale sfregateatebeneicoglioni e opera una minuta ragazza in una figa microscopica cercando di allargarle le labbra che sono chiuse da una mascella dentata. Chiama un dentista e gli dice “togli il dente del giudizio, è quello che impedisce ai cazzi di circolare liberamente”. Una luna rotonda si inserisce nel sedere di un primo ministro e comincia a girare roteando piena di sani principi e prega in una chiesa intestinale vuota in cui il centro gravitazionale modifica lo spazio tempo e permette di viaggiare con il pensiero in mezzo alla merda universale.
Sturo un lavandino con i denti e poi penso al sesso di una farfalla che galoppa insieme ai vermi e ai politici ed entrambi si nutrono di sensi alternati per distruggere i ricordi irrefrenabili che continuano a martellare in una testa malsana di capra al formaggio.
Eunuchi volano al di sopra di un toro da monta che ha perso la corrida della sua vita e ha incornato il re per sbaglio regalando la libertà a un paese in guerra spirituale tra api impollinatrici e polvere di stelle. Lacrime di morte che piovono tra gocce radioattive e pullulano di sterco che sa di cipolla soffritta. In questo contesto un arcobaleno guardato da una bambina la mattina di Natale diventa una maschera veneziana che ride di un riso sarcastico che sa di tartufo al cioccolato amaro.

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