Una breccia brilla brulla e luminosa


Passo da una montagna incantata a una spazzatura riciclata tra diverse esalazioni di muffa di pecorino con la diarrea. Perché in fondo la dicitura “torno subito” non specifica quando è che le normative europee non lo richiedono con sufficiente accento sul PIL e sul POL che è aumentato considerando anche droga e prostituzione, e magari il traffico di organismi umanoidi modificati geneticamente.
Una musica inossidabile fa breccia nella mia mente di neonato asmatico e ritrovo il polmone d’acciaio che mi permette di urinare in faccia ad un dinosauro zoppo, ma è una bambola di mia sorella. Una musica latente fa breccia nelle mie vene auricolari e mi chiede di essere più produttivo ma senza sottolineare che mi piace sciare. E pisciare.
Volo in una bara splendente e rido nelle nuvole di fumo di marijuana statale che si leva da ciminiere di cani drogati di spine dorsali di elefanti mai nati. E le nevi del kilimangiaro si sciolgono nel bacino di una prostituta che vuole i soldi di uno scudiero gobbo. E flirtano con le acque di scarico di un ospedale di gravidanze indesiderate. Lasciate stare i bambini e non montate le scimmie in una giungla di discariche illegali. Mangio il fumo di una droga rilucente che brilla nel mio cervello. Ed esplode in mille pozzi di fango chimico. Che cola dal mio naso in un fazzoletto griffato. E si addormenta al suono della Turandot. E dolcemente. In silenzio. Muore.

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