Una gaia combriccola di pesci froci


Una gaia vicenda di pesci morti trascende la dimensione del mio pollo asciutto mentre i giochi della fame si srotolano davanti alla mia mente di grande fratellone. E aspetto che i buchi sotto le ascelle aspettino il pettine per lisciarsi i capelli e di nuovo le cascate del Niagara cascano e si fanno male. E di nuovo il medico prescrive una Rossana verderame per via orale e non è per quello che mi raso la pelle fino a farmi male, ma per le dinamiche in corso e il fatto che, no, non posso sopportare l’abolizione del Senato.
E allora perché? Questo il punto e questa la buccia di banana di un ganglio spinoso rettale fino all’addome e alla pancia violenta che diventa casta e pura nell’anello coronato di diamanti che non voglio dire che manca la poesia in questa torta sonnolenta, voglio solo dire che ho sonno. Ecco. E che la arbitraria volontà del giudice Stecchino di provocare l’arrivo della corsara di Colombo è un tentativo complottistico di taratura minore per fare sesso con le spiaggianti di Ostia e con le farfalle di rabarbaro in questa terra prodigiosa che chiamano…boh.
Un dermatologo mi fa La sua pustola è infetta. E allora, faccio io, si guardi la sua che cola pus che sembra la fontana di Trevi. Ma è un orologio, cos’ha capito, mi fa torvo. E allora provi a sfilarselo. E allora me lo dà, e allora me lo tengo e ciao. Perché il giallo, non era pus, era oro.

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