Zolfara in punta di piedi si tinge d’azzurro la seta del pube


Mi alzo e piango davanti al muro del pianto per una Messa senza pudori. In faccia alla Madonna blatero litanie senza senso e senza colore. Mi piego all’astinenza di un jolly che vuole mandare il postino dalla Morte a recapitarle una raccomandata per una festa a tema vintage.
Alla stalla di mattoni si crea un presepe di S Giuseppe falegname e datore di lavoro di Geppetto che rende grazie alla balena che partorisce pinocchio per giocare a tressette col morto. Una redenzione sessuale aspetta la fine del mondo per far resuscitare anche i morti coi pompini della Lewinsky che non sono sesso, ma cannoli alla crema.
Un sasso piomba dalla finestra per atterrare su una violetta di seni che campeggiano alla baia dei tramonti. Il suono delle parole trascina la mente tra bui spazi d’infinito e suona una baracca di legno per comunicare la sofferenza di mondi paralleli che cercano di comunicare gomme da masticare.
Respiro ossigeno dal tubo di scappamento di un trattore di ghisa marziana e aggiungo sapore di chewingum a molle di cartone che soppesa a turno il testicolo sinistro di Mao Tze Tung. Si alza dalla tomba e annuncia che il comunismo battezzerà gli alberi della seta durante il passaggio alla quinta dimensione quantica. Tra computer e microchip la censura si guarda un film porno giapponese e allittera una a una le spose di Quintino Triste che vola da un continente all’altro tra mari e pesci piraña circoncisi che raccontano barzellette in napoletano.

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