Sogno di una notte d’inizio inverno


Un tipico liquore instilla nella gola profonda una tempesta di rose e voga in direzione del porto di Marittima Mare per portare un carico di posta meccanica e orde di amazzoni a conquistarlo. Il gesto di pazzia di una matrona romana prende di sorpresa un branco di cagne affamate e le fa fuggire ma senza cancellare la memoria genetica così la discendente Gretrude ha sempre paura dei fari, terrore proprio. Urlava sempre da piccola svegliandosi di notte con il sogno di un faro.
Restava lì in vestaglia da notte rannicchiata contro la testiera del letto nell’angolo della parete e non c’era verso di smoverla. Finché gli occhi non le si chiudevano da soli dalla stanchezza quando oramai faceva mattina e il gallo cantava. Con la luce si sentiva più sicura. Una strega cattiva non le lasciava mai bere la scorza d’uovo e la obbligava a latte e cioccolato. E la strega cattiva la rimproverava quando la beccava azzannare bistecche crude. Lei voleva il sangue.
Quel sangue che si è visto scorrere giù per il faro che era quello della sua giugulare tranciata da una coltellata di un fidanzato che era venuto a salvarla dalle cagne cattive

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