Freccia d’argento


Il colore porpora colora i miei denti e l’argento lo succhia senza derivare da una cometa. Il fatto è che non credo più al sacco di Roma e voglio mangiare frittelle come gli altri bambini.
E detesto il latte di capra. E anche se ho otto anni voglio farmi la Marietta che quando gioca, guarda un po’, trova sempre il modo di farmi vedere il colore delle mutandine. Stanotte ho sognato di perforarle con un trapano. Chissà che significa. In chiesa ho pregato e ho fatto la comunione. Trovo che un bambino ha sempre l’anima pura. Mentre l’odio di Satana si rivela il tappeto rosso che accoglie il principe di questo mondo. Perché io non sono di questo mondo e nemmeno tu. Stronzo.
È nella virtuosità del rituale che il prete compenetra il gregge con la magia rubata dall’inquisizione. E un toro s’impadronisce dello sbando iniziale e carica un petardo nascosto nell’altare. Da cui sboccia un vaso di rose rosse di porpora violaceo all’aids cotto al sangue. E tu che preghi davanti a una colazione di ceppi di rospo cos’aspetti a farti ungere e mungere dal sacro olio nel momento dell’estremo sussulto? Pensaci stronzetto, pensaci.

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