Il corsaro rosso


Un salto nelle mondelle di un artico rosso pantera e siamo tornati nel diluvio universale parlando con i cachi gialli e neri di una stazione ferroviaria che ci bacia e ci abbraccia. Mentre osserviamo la linea di demarcazione della nave aliena un pirata si alza e grida “Loacker à volontà” rosicchiandosi le mentine di liquerizia asmatica.
Fu così che un catorcio quantico di androide polmonare s’innamorò della bella schiava color amaranto che ci seguiva da vicino e lei partori’ transistor quantici a volontà con i quali si cibarono i coccodrilli della savana sviluppando rose e fiori d’arancio per matrimoni complessivi. Aureliano si stura una gengiva di sterco bionico e annusa una puzzola dietro la manicure color flamenco arabeggiante.
Finiamo canticchiando in una savana afosa in pieno centro della campagna padana tra grilli fatiscenti e case coloniche che gracchiano in armonia col cosmo che gira a vuoto cantando la marsigliese stonata. Tra una salsiccia di rabarbaro e un filetto di triceratopo in carrozza ci adagiamo tra crescentine e frittelle mischiate col muschio avanzato dal pranzo dei gatti e soffriggiamo la nostra noia in una catena di superalcolici nostri amici d’infanzia.

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