Una scuola fiorita


Origlio i pesci di una triglia e fantomo una scuola di soubrette e conigli in giro per la terrazza di un campo fiorito di fiori fioriti. È primavera cazzo. È così che consumiamo il prosecco in una cantina sbevazzata di formaggio elettronico. Perché vogliamo cantare a squarciagola. Quindi prendiamo i coltelli e ce la squarciamo. Punto e finito. Finché l’olezzo della salvia divinorum non si fa strada tra le nostre conchiglie e apriamo una porta di catalessi astrale alla pulizia della buoncostume.

È un tenore quello che canta, signori miei. Non crediate che qui cantino solo puttane. No. Cantano anche sciovinisti e terrorizzati cani di miele turbato dalla cantilena di una cagna in calore. E sbavano. Bava burrosa scende dalle fauci sdentate di dobermann dal pelo liscio e scuro. Vi guarda e parla con voi. E canta le vostre promesse ipocrite. Le canta perché son belle. E qui preghiamo insieme per un tempo che non scorre. Bloccato al semaforo, mentre torna a casa dall’ufficio.

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