Occhio di lince


Ismael e Caterina non vanno più molto d’accordo. Ismael è irritabile facilmente, basta che lei gli dica di lasciare in ordine i pantaloni che lui scatta.
Caterina va sempre più spesso in chiesa, oramai tutti i giorni e il fine settimana sembra una missionaria, tra lavorare e organizzare come un’ape. Sette anni sono passati da quando avevano deciso di restare insieme dopo il tradimento di lei, ce l’avevano anche messa tutta, ma alla fine dei conti non era stata una buona idea. Ismael pensava spesso che si fa prima a comprare che ad aggiustare anche perché una cosa aggiustata, in fondo, è sempre mezza rotta.
Caterina è asmatica e spesso resta a casa che sembra che non riesca più a respirare. Proprio ieri ha avuto un attacco d’asma guarda caso proprio il giorno prima della festa della parrocchia in cui lei è ovviamente la responsabile principale. Più lavora in parrocchia e più le vengono gli attacchi d’asma e più prega e più lavora in parrocchia e più le vengono gli attacchi. Lavora di più adesso in pensione che prima.
Divorziare a dopo i cinquanta fa un po’ strano, ma perché no? Ma lei l’ha già capito prima che si andava in quella direzione, ed è per quello che s’è messa nella situazione “madre teresa”. Quando lui chiederà il divorzio, lei potrà smuovere la forza immensa della comunità nella quale anche lui è immerso, sia per il prestigio che ha accumulato, sia per il suo stato di salute che impone. Essendo i figli lontani e con famiglia rimane solo lui a farle da bastone della vecchiaia. Ismael lo capisce ora e capisce anche un’altra cosa: che più il tempo passa e più la gabbia si farà stretta e robusta. E no, non le interessa che lui stia con Elena che non vede l’ora di portarglielo via, l’importante è che resti sposato con lei.
Lui questa storia non la manda giù. Ismael vuole la vita chiara e semplice perché lui è così.
O sta con una o sta con un’altra. E alla luce del sole.
Questi sistemi lo disgustano a pelle. A questo punto non resta che una cosa da fare.
Prende il telefono “Giuseppe?” “Ciao Ismael, come stai? Allora? Ci stai o no?” “Sì, ci sto”.

Ismael ripensa a Caterina. Da quando lui l’ha lasciata e per evitare la trappola della colpa che lei aveva pazientemente tessuto in sette anni, ha anche cambiato casa e città. E lavoro.
Vive con Elena che a trentacinque anni gli ha dato un paio di pargoletti che l’hanno fatto rinascere in una via di mezzo tra padre e nonno.
Ora si sente e dimostra dieci anni in meno e ha anche un’azienda avvitata con Giuseppe e altri soci nel campo della cioccolata. E viaggia spesso per trovare i produttori ai quattro angoli della terra. Una vera seconda vita. Pensa a Caterina, appunto, come si può pensare ad una dermatite che dopo vent’anni è stata finalmente debellata.

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