Otello e il sospiro di una corrente elettrica


Mentre una lacrima scorre tra le dita di una banana liquida mi fermo a soppiantare una trombetta triste. Una caramella si fa bella per una notte di stelle cadenti e bruchi negri. Stelle filanti e filari di rose incantate scivolano via in una pazza gioia technicolor. Sfrecciano luccicanti da un cappio all’altro del collo degli impiccati della strage del sabato sera. Un libertino andante se ne andava al concerto degli Strafolk e masticava una bartelbum tra i denti. Alla mezzanotte della stessa ora si levava dal cielo un urlo di vampiro in pieno godimento fisico. Era la prima volta che Drappola veniva. Era in piena crisi adolescenziale e anche lui sarebbe finito allo stesso concerto dove sangue e stelle si sarebbero baciati in uno sfiatatoio ricolmo di grandine di neve oscura.
Il clown triste si siede allora tra le braccia di una medusa ed entrambi si scambiano carezze abbissali mentre gli dei dell’Olimpo guardano rapiti il cosmo che si tira su le coperte e si addormenta per l’ultima volta.

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