Lasciva


Masserizie si comunicano dell’assolutezza della balena bianca che ride insieme alla luna degli orbitali contenti di avere un’ancora di salvataggio in un mondo osceno. Enrico si guarda allo specchio e canta “Bandiera bianca”.

Si guarda il viso piccolo con occhi da serpente, sormontati da un’enorme stempiata in cui le orecchie fanno da paravento. Un naso aquilino completa il quadro alieno e magnetico. Finisce di darsi lo smalto alle unghie. Si mette i reggicalze e va al lavoro per ripulirsi di una giornata d’ufficio interminabile.

Mentre si dà il rossetto e si aggiusta la parrucca biondo platino, si carica d’oro e si lascia molleggiare le dita in nuvole di metallo argentati.

Fluttuante, nella barbarie del mondo sui suoi tacchi rossi e spillo, fatti per essere leccati. Fatti per far urlare di piacere gli stormi d’avvoltoi che lo blandiscono con mille grazie e mille denari. Era la più richiesta del quartiere.

Si faceva chiamare Mille e una notte visto che costava mille euro per una notte, ma una notte con lui, ne valeva mille.

Di giorno era il rag. Enrico Angelini, stimato commercialista delle più note società della regione. Aveva due appartamenti e due vite. Quando lavorava di notte arrivava in ufficio di pomeriggio e per la moglie era in viaggio d’affari.

Se lo scoprivano mollava lo studio e lavorava solo di notte. In tempi di crisi meglio due lavori che uno solo.

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