E Dio disse “C…”.


E Dio disse “C…”.

Un occhio vede al di là della porta. La chiave è il segreto.

Un miracolo si compie nella strada in mezzo al deserto e ascende alla quinta dimensione.

Un sogno erotico si stampa nel mio corpo e ne porto i segni di fuoco.

Evito di farmi portare dal vento della passione e l’istinto procede senza ragione.

Felicemente mi siedo della radura, in una sabbia bianca di dune scoscese, dove il mio piede affonda, bruciando. Non c’è spazio nel calore. Il fuoco arde e mi consuma l’ossigeno. Il ritmo mi possiede e batte il mio timpano contro una parete sussurrandogli parole oscene, mentre i pesci mi danzano in testa.

Amami pazzo che balli il tango al suono di un sintetizzatore.

Amami e devastami il suono dell’universo. Balliamo al suono della parola diddio. Il nostro amore si nutre di sesso. Uniamoci al nostro dio in un amplesso solare. E ridiamo con lui in un rapporto a tre, in un atto d’amore divino, mentre ci perdoniamo i nostri peccati di gioventù.

Esco dalla porta dell’universo e la chiudo a chiave dopo aver bevuto la linfa degli dei da cui partorirò il figlio dell’uomo.

Chiedimi, pazzo, se l’amore ha un sesso.

Dimmi, pazzo, se il limbo è uno strato di sabbia rovente.

Dimmi, pazzo, che cazzo sei venuto a fare tra gli uomini.

Uccidimi pazzo, perché così saremo liberi di volare via dalle feci di un angelo con la diarrea.

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